«Stare sul divano non faceva per me. Ma il mio basket parlava italiano...»
Il baffo del basket italiano: Toni Cappellari è il nuovo general manager di Cantù (Foto by Archivio)

«Stare sul divano non faceva per me. Ma il mio basket parlava italiano...»

Lunedì prossimo sarà Varese-Cantù: dall’altra parte della barricata c’è un canturino inedito, Toni Cappellari

Liscia, gassata o… Toni Cappellari. Dieci minuti di telefonata, dieci potenziali titoli da piazzare in alto al pezzo: i peli sulla lingua (e il rifiuto di quella teporosa e placida banalità in cui spesso si rifugiano i protagonisti del mondo dello sport) non c’erano prima e non sono cresciuti nemmeno oggi che il viaggio «dalla poltrona di casa» al ruolo di general manager di Cantù si è perfezionato.

Lunedì prossimo è in programma il derby tra la “sua” (fa un certo effetto scriverlo, visto che trattiamo di un’icona del basket milanese e di un professionista che ha ricostruito la Varese caduta in seconda serie all’inizio degli anni 90…) Red October e la Openjobmetis: avvicinarsi al match diventa allora un valido (ancorché telegrafico) pretesto per far finire “nei premi” Fip e Legabasket e per parlare di tante altre cose, dagli obiettivi della nuova avventura a un auspicio condiviso da tutti i tifosi prealpino-brianzoli. Quello di non chiudere le porte a Varese-Cantù.

Novara 2006, Cantù 2017: bentornato Cappellari. Che pallacanestro ritrova dopo undici anni?

Il mio basket parlava italiano, questo no. E il giorno in cui Federazione e Lega capiranno che con tutti questi stranieri in campo non si andrà da nessuna parte sarà un giorno migliore. È il pubblico che lo chiede di cambiare, da Trento a Capo d’Orlando: bisogna accettarlo e farlo il prima possibile.

Perché ha accettato di tornare in scena? E perché proprio in Brianza?

Rimanere a casa seduto in poltrona a guardare la televisione non fa per me. Ma soprattutto ho accettato perché quello che mi è stato offerto è un incarico importante che arriva da una società che lo è altrettanto, nonostante al momento sia in grande difficoltà e debba essere rimessa in piedi.

Ha completato il triangolo lombardo, lei che da “milanese” soprattutto e poi da “varesino” è sempre stato avversario…

Vero, ma anche da avversario, nonostante la rivalità sul campo, ho avuto ottimi rapporti con la realtà canturina, in particolare con la famiglia Allievi e con quella Corrado: accettare di risollevare le sorti della società è anche una forma di rispetto per queste grandi persone.

La sua nomina è arrivata dopo un’estate in cui la società brianzola ha riempito spesso e volentieri le pagine dei rotocalchi cestistici. E non sono mai state notizie positive…

Mi ripeto: Cantù è in grossa difficoltà, economica e organizzativa dopo tutti i cambi e le partenze che ci sono state. La prima cosa da fare ora è ottimizzare le risorse esistenti e ripartire.

Intanto la prima mossa è andata in archivio: promuove Marco Sodini capo allenatore al posto di Kirill Bolshakov. Ce la spiega?

Coach Bolshakov era stanco, aveva dei problemi da affrontare e ha chiesto di fare un passo indietro: la decisione di promuovere Sodini è nata da questo.

Veniamo al derby. Domenica scorsa era al Forum di Assago per Ea7-Openjobmetis: che Varese ha visto?

Una bellissima Varese, anche se devo confessare di aver fatto il tifo per Milano: avesse vinto la Openjobmetis per noi di Cantù sarebbe stato peggio. La formazione di Caja ha fatto comunque un lavoro stupendo e non meritava di perdere. Mi resta solo un dubbio: la Openjobmetis è quella del Forum o quella che ha incontrato grosse difficoltà alla prima contro Venezia?

Forse la partita di lunedì sera darà una risposta… Corretto dire che sul parquet si affronteranno una squadra dal talento individuale assai più spiccato (Cantù) e una, invece, più modesta ma per il momento meglio organizzata?

E’ corretto. Cantù oggi è solo individualità: grazie all’opera di Sodini (che lavora solo da una settimana…) contiamo di costruire una vera struttura. Varese questa struttura ce l’ha già ed è quella dell’Artiglio, un allenatore che non scopriamo oggi: le sue squadre sono organizzate e difendono. Tanto.

Anche la Red October, però, si è data da fare “dietro” contro Cremona sabato scorso: Sodini si è detto quasi sorpreso di tale particolare…

Condivido la sua sorpresa: la difesa non è certo fra le nostre caratteristiche peculiari...

C’è un giocatore che ruberebbe all’Artiglio?

Sì ed è Giancarlo Ferrero, che apprezzo molto fin dai tempi di Casale Monferrato.

Si attende a ore la decisione delle autorità preposte all’ordine pubblico in merito alla presenza dei tifosi ospiti nel derby: sembra delinearsi un via libera con “limitazioni” (solo ottanta biglietti per i supporter canturini). Sarebbe una buona notizia dopo i divieti che hanno caratterizzato gli anni scorsi…

Ho partecipato personalmente alla prima riunione avvenuta in questura a Varese e il questore mi sembrava convinto della fattibilità: spero non cambi idea proprio all’ultimo. Non esiste il derby senza la presenza dei tifosi ospiti.

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