Roma, 3 sett. (Apcom) – Non c’è fuoriuscita di petrolio. Anzi, sì. E’ durata solo un paio d’ore l’illusione che l’esplosione della piattaforma petrolifera ‘Vermilion’ non avesse provocato danni nel golfo del Messico, già devastato dai 780 milioni di litri versati in mare dalla ‘Deepwater Horizon’ della Bp.
Quando era pomeriggio in Italia, la piattaforma di proprietà della Mariner Energy è esplosa, a circa 130 chilometri dalle coste della Louisiana. Le tredici persone a bordo sono finite in acqua, ma sono state tutte portate in salvo e solo una sarebbe ferita.
Subito erano arrivate le rassicurazioni: la piattaforma “non è
attiva”; un primo controllo effettuato sorvolando l’area a bordo
di un elicottero sembrava allontanare il pericolo di una
fuoriuscita. Poi, invece, un riflesso lucido lungo circa 1,6
chilometri e largo circa 30 metri è stato avvistato vicino alla
piattaforma, segno tangibile del petrolio in acqua.
Così, alla fine, è arrivata la rettifica: la piattaforma era
attiva, ma i sette pozzi sono stati chiusi “rapidamente” dopo
l’esplosione. La loro capacità di estrazione è di circa 222.000
litri di petrolio e 25.000 metri cubi di gas al giorno.
Per fortuna la Vermilion è una piattaforma che estrae in ‘acque basse’, a circa 105 metri di profondità; questo significa che, in caso di fuoriuscita di petrolio, le operazioni per riparare i danni sono molto più semplici da effettuare. I problemi sorti nel caso della ‘Deepwater Horizon’, la piattaforma della Bp che si trova a 320 chilometri di distanza, erano legati soprattutto alla difficoltà di intervenire in ‘acque profonde’, a circa 1.500 metri di profondità.
AquPca
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