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Busto, rivolta per il caro-parcheggi
"Mezzo stipendio per un posto"

BUSTO ARSIZIO Caro-parcheggi, negozianti e commesse fanno fronte comune e bocciano gli aumenti entrati in vigore da luglio: «Penalizzano chi lavora». Si leva a gran voce la richiesta di studiare forme di abbonamento più vantaggiose per quelle persone che vivono quotidianamente il centro cittadino per lavoro. «Io vengo da Varese e tra la benzina, l'autostrada e l'avviamento del locale non posso permettermi di spendere anche i soldi del parcheggio, con queste tariffe – fa notare la titolare del bar Tango di via Mazzini, che ha dato il via alla nuova gestione proprio in concomitanza con il rincaro degli abbonamenti Agesp – piuttosto dovrebbero introdurre un pass annuale ad un costo sostenibile per chi lavora. Il parcheggio qui a Busto è un problema».
L'edicolante di corso Europa, Sergio Marra, raccoglie «numerose lamentele» a proposito degli aumenti delle tariffe della sosta, che peraltro ha colpito anche lui in prima persona: «Di solito lascio la macchina nel posteggio di via Einaudi ma l'abbonamento mensile è aumentato da 30 a 36 euro, non è poca cosa – racconta Marra – a queste condizioni non so se a settembre rinnoverò la tessera. Soprattutto in questo periodo che non è facile per nessuno si dovrebbe agevolare chi lavora».
Anche tra le commesse e in generale i dipendenti di negozi e attività del centro è unanime l'indignazione contro i rincari, tanto che una di loro, Gabriella Mocchetti, ha lanciato l'idea di una petizione in base al principio che «360 euro all'anno di parcheggio sono troppi». In particolare per chi lavora part-time: «Già lo stipendio è quello che è – spiega una giovane mamma – se poi devo togliere anche la spesa per l'abbonamento del parcheggio… E' una tassa ingiusta contro chi lavora». C'è anche chi fa notare che «i posteggi non sono sempre strapieni, quindi se gli abbonamenti fossero più abbordabili non ruberemmo il posto a nessuno».
Poi c'è chi fa di necessità virtù e, potendo, rinuncia alla comodità dell'automobile. E' il caso di Maria Mammone della lavanderia Laguna Blu di via Mazzini: «Ho tagliato la testa al toro e ho scelto di venire a lavorare in bicicletta. Ma io ho la fortuna di abitare qui vicino, mentre per chi viene da fuori città il problema è grosso. In questo momento di crisi non si dovrebbero aumentare le tariffe». Il macellaio Gianfranco Piran più che con il rincaro in sé, che pure dà fastidio («parliamo del 20-25% in un colpo solo»), se la prende con la “sorpresa” che ci si è trovati improvvisamente dal 1° luglio: «C'è stata poca chiarezza e mancanza di informazione, era meglio avvisare con dei cartelli ben visibili che le tariffe sarebbero aumentate». Notevoli le lamentele dei clienti, che posteggiano in via Don Minzoni e vie limitrofe: «I primi giorni c'erano le persone che mettevano i 30 centesimi di tariffa minima, com'erano abituati, e non capivano perché il parcometro non emetteva il biglietto». Un cliente della macelleria gli dà manforte e rincara la dose: «I Comuni sono senza soldi e si rifanno sulle tasche dei cittadini». Insomma, il fronte è compatto più che mai.
Andrea Aliverti

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