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Una chiesa per tutti i riti
Ma suonano le polemiche

Un rito con cattolici e ortodossi (Foto by FABRIZIO RADAELLI)

BUSTO ARSIZIO Una casa comune della Preghiera a Busto Arsizio, perché «c’è una sola religione, benché ne esistano un centinaio di versioni», parole del premio Nobel  George Bernard Shaw. E’ da questo presupposto che il maestro Vittorio Di Mattei della scuola di italiano per stranieri  ha promosso una petizione per chiedere  che venga istituito un luogo pubblico (comunale ) o privato ( parrocchie ) in cui tutti, ordinatamente e seguendo regole condivise possano svolgere alla luce del sole le loro preghiere. E alla proposta è subito seguito il dibattito, con sfumature polemiche.

<+G_TITOLINI>la richiesta
<+G_TONDO>Un luogo di culto, di scambio, dove le diverse religioni possano entrare in contatto, senza sovrapporsi l’una con l’altra: è questa la richiesta. La raccolta firme è iniziata giovedì sera nel corso della serata degli auguri organizzata dalla scuola di via Manzoni. Al termine della cena natalizia a turno è stata recitata  una preghiera  islamica seguita da quella ortodossa, cattolica e induista, mentre tutti gli ospiti erano in ascolto. «Con questa iniziativa - spiega  Di Mattei - cerchiamo di istituzionalizzare qualcosa che alla scuola per stranieri viviamo ogni giorno. Nelle nostre aule convivono  persone appartenenti a diverse culture e religioni con bisogni comuni. Condividendo uno spazio, non solo entrano in contatto con  il Paese in cui vivono e apprendono  l’italiano, ma imparano  a conoscersi e a rispettarsi.  In questi anni abbiamo sperimentato che si può stare bene insieme, anche nella diversità.  La casa comune della preghiera, agendo sul piano religioso, potrebbe rinforzare ancora di più un patrimonio di valori condivisi da singoli e gruppi, con notevoli benefici sociali e culturali». La petizione, indirizzata a sindaco, parrocchie, associazioni e cittadini,  in una sera, è già stata firmata da un centinaio di persone, tra cui una ventina di italiani. 

Dalle istituzioni la Lega Nord non ha esitato ad impugnare il  suo grido di battaglia: «padroni a casa nostra», commenta a caldo Giuseppe Gorini, segretario cittadino della Lega Nord. Secondo l’esponente del carroccio la proposta lanciata dal maestro Di Mattei è «utopica e irrealizzabile». L’idea di un luogo dove ognuno possa pregare secondo il proprio credo, non piace a Gorini, che spiega: «Significherebbe mescolare simboli e credi  diversi. Ogni religione deve essere esercitata nei  luoghi preposti. Il  Comune non ha il dovere di concedere spazi a chi non vuole che si appendino i crocifissi nelle scuole, mi riferisco in particolare agli islamici. A lungo andare chi rappresenta la maggioranza prenderebbe il sopravvento sulle minoranze, scaturendo litigi e incomprensioni». Il dialogo, secondo i leghisti, non è il fine  di questo progetto: «Se il maestro Di Mattei vuole usare casa sua per questa iniziativa, ben venga. Ognuno è libero di fare ciò in cui crede, ma non in uno spazio comunale».

Intanto un primo passo per una convivenza tra diverse religioni è stato fatto da don Mauro Magugliani, parroco di Borsano. Che oltre ad avere celebrato un matrimonio con rito misto,  cattolico e ortodosso, ha chiamato un prete da Novara per celebrare nella chiesa parrocchiale di Borsano il Natale Ortodosso il 7 gennaio. «Non è giusto che le persone appartenenti ad altre religioni si debbano sempre spostare nei grandi centri per pregare - aveva detto - è quindi importante  aprire loro i nostri spazi».
Valeria Arini

© riproduzione riservata

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