La senatrice “sardina” tra i pendolari: «Peggio di quello che immaginavo»
La senatrice bustocca del PD, Erica D’Adda

La senatrice “sardina” tra i pendolari: «Peggio di quello che immaginavo»

Erica D’Adda sul treno delle 10.04 da Busto a Milano: «Si faccia qualcosa»

BUSTO ARSIZIO - La senatrice Erica D’Adda “sardina” per un giorno sul treno dei pendolari: «Molto peggio di quel che potevo immaginare. O ci diamo una svegliata per risolvere i problemi dei cittadini oppure la politica rischia di esaurire la sua funzione».

È un’amara considerazione quella che l’esponente del Pd si trova a compiere al termine del viaggio in treno da Busto Arsizio a Milano di ieri mattina, per raggiungere la stazione Centrale dove avrebbe preso il Frecciarossa per Roma. «Di solito mi accompagnano a Milano in auto mio marito Angelo o mio cognato, stavolta ho optato per il treno, anche perché pensavo che non ci dovesse essere molta gente in giro il 27 dicembre»: così la senatrice di Busto Arsizio è salita sul treno regionale numero 2147 delle 10.04 alla stazione di Busto FS, proveniente da Domodossola e diretto a Milano Centrale, con unica fermata a Rho Fiera.

«Si sta come le sardine in scatola, anzi peggio perché in piedi» il commento sconfortato di Erica D’Adda, che si è trovata catapultata nelle problematiche di sovraffollamento che spesso avuto modo di trattare sulla spinta delle proteste dei pendolari di Busto, in particolare di quelli del Comitato Pendolari Trenord Busto Arsizio che utilizzano l’altra linea ferroviaria, quella delle Nord. «Sono partita alle dieci del mattino, tutt’altro che un orario di punta. Ma mi sono ritrovata su una specie di tradotta, strapiena, con un sacco di gente in piedi, anche con le valigie, fino al capolinea di Milano Centrale. Compresi vari anziani. Io posso anche stare in piedi, ci mancherebbe. Ma credo sia ora che governo e Regione si mettano d’accordo per garantire un servizio degno di questo nome».

D’Adda è pienamente a conoscenza delle difficoltà e delle rimostranze dei pendolari, così come è abituata a convivere con i ritardi dei treni ad alta velocità che frequenta tutte le settimane («ne arriva in orario uno su 20, quindi non sono solo i treni pendolari a lasciare a desiderare...»), ma ammette: «La situazione è ben peggiore di quella che potessi immaginare. Perché il treno era ancora di uno di quelli che prendevo “qualche” anno fa quando andavo all’università e se avessi avuto con me il trolley con tutti i documenti, come succede abitualmente, non avrei nemmeno potuto trovare spazio in carrozza. Che la tratta tra Busto, sesta città della Lombardia, e Milano Centrale, nel 2018, sia ridotta a questo modo, trovo sia inconcepibile». Visto che l’imminente scioglimento delle Camere non preclude la possibilità di presentare interrogazioni ai ministri, Erica D’Adda preannuncia «una nuova interrogazione per chiedere conto della situazione del servizio ferroviario su questa linea» ma è pronta anche a sferzare i colleghi e le istituzioni. «Questi sono i problemi che toccano da vicino la vita quotidiana delle persone. Sono dettagli che cambiano la qualità della vita. Lo dico da donna di partito, diamoci una svegliata tutti per risolvere questi problemi. Perché se non ci inventiamo qualcosa per raddrizzare questo Paese, significa che la politica sta esaurendo la sua funzione».


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