«Le cose giuste devono essere fatte  Da qualsiasi parte vengano le idee»
La benedizione del prevosto in comune

«Le cose giuste devono essere fatte

Da qualsiasi parte vengano le idee»

Monsignore Pagani a Palazzo Gilardoni lancia un monito alla politica

BUSTO ARSIZIO - La benedizione natalizia del Monsignore a Palazzo Gilardoni è un monito alla politica: «Si facciano, non si frenino, le cose giuste, da qualsiasi parte vengano proposte».

Ieri mattina a Palazzo Gilardoni il Prevosto monsignor Severino Pagani in sala consiliare per il tradizionale appuntamento con la benedizione natalizia per gli amministratori e per i dipendenti comunali.

«Per me essere qui è quasi più importante della predica mezzanotte Natale, è un luogo sacro per la città» le parole di Pagani, che considera la benedizione «un’occasione per esprimere riconoscenza, solidarietà e affetto per chi si occupa della nostra città e lavora per il bene comune».

Ed è un concetto, questo, che Monsignore ama ripetere in svariate circostanze. Ma questa volta le sue parole danno l’impressione di un vero monito, in primis nei confronti della politica.

Pagani parte da una domanda di fondo: «Che cosa vuol dire realmente amare la città e i suoi abitanti?». E la sua risposta è chiara: «Voler bene ad una città è il gusto della coralità in una casa comune. È importante vivere insieme costruendo tutto il possibile, non cavalcando i limiti dell’altro per portare avanti un tornaconto personale o di gruppo».

Monsignore incalza invocando una «passione per la giustizia, anzi la giustezza delle cose: le cose giuste si facciano, e non si frenino, da qualsiasi parte vengano».

A chi opera per il bene comune si richiede «profonda onestà intellettuale prima ancora che economica o di relazioni»: Pagani spiega che questo modo di fare «comporta sacrificio per il bene degli altri, comporta un perderci qualcosa per il bene della città e prestigio gruppo». Significa «favorire convergenze di vedute e capacità intesa sapendo che non è facile».

Un vero monito: «Guai se non lavoriamo insieme. Guai se prevale il cancro della pretesa, piccoli orgogli e dinamiche di supponenza, guai perché in una città ci si vuole bene di meno». E l’invito che rivolge a tutti, inclusi i media, è a «favorire la condivisione dei problemi più che la polemica». Dal sindaco Emanuele Antonelli giungono parole di apprezzamento nei confronti dei dipendenti comunali: «Siamo pochi ma il vostro grande lavoro non lo fa vedere».


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