La mia vita da frontaliere. Tutti quanti mi invidiano ma la realtà non è facile
Sono tanti i frontalieri varesini. Ma non è tutto rose e fiori

La mia vita da frontaliere. Tutti quanti mi invidiano ma la realtà non è facile

Partiamo dalla mia colpa: sono frontaliera. Qual è l’aspetto positivo di tutto ciò? Semplice: guadagno più di una full time italiana, lavorando quattro giorni a settimana. Ma proviamo per un attimo ad analizzare i miei 25 anni da frontaliera. Ci sono aspetti della mia vita da frontaliera che condivido con molti lavoratori italiani. Ad esempio: quando esco la mattina ci metto un’ora e mezza per fare 25 chilometri che mi separano da Lugano e idem la sera per tornare a casa. Inoltre, in tutti questi anni da frontaliera ho cambiato sette posti di lavori: una circostanza che si ripete anche in Italia. Quello che sento di non condividere coi lavoratori italiani è per esempio, il fatto che negli stessi 25 anni, ho accumulato circa tre settimane di malattia e tre mesi di infortunio. Quando mi sono rotta il menisco sul posto di lavoro ho dovuto farmi operare in una clinica svizzera per poter rientrare al più presto e non essere licenziata, contribuendo di tasca mia alle spese mediche. Mi è anche capitato di avere un mancamento e di risvegliarmi al pronto soccorso di Lugano dove ho ricevuto tutte le cure del caso. Dopo un mese per un chilometro di ambulanza e un’ora di Pronto Soccorso ho pagato una fattura di 1500 franchi. Quello che in Italia non mi sarebbe mai accaduto è di essere licenziata il giorno del rientro al lavoro dopo aver partorito i miei due bambini ed essere rientrata dopo tre mesi dal parto. Quando sono al lavoro, e questa sensazione la percepisco soprattutto negli ultimi 2-3 anni, mi sento come una extracomunitaria e devo correre il doppio delle mie colleghe svizzere perchè io sono italiana e devo continuamente dimostrare di valere i soldi che mi danno. Tuttavia la cosa peggiore è che ultimamente mi sento un’extracomunitaria anche a casa mia perchè da quando i nostri governanti hanno deciso di interessarsi di noi frontalieri siamo diventati delle succose arance da spremere fino in fondo. In fondo, se prima potevo spendere in Italia 100, ora spenderò 50, tanto il resto se lo prende già da sola. Spiace solo per il commercio nelle nostre province di confine che penso tragga giovamento dal fatto di avere i frontalieri come clienti. Ma come purtroppo ci stiamo accorgendo negli ultimi anni, il Governo sta cercando soldi dappertutto e soprattutto grazie al nostro concittadino Mario Monti e al suo successore Matteo Renzi si sono accorti che c’era ancora qualcuno a cui chiedere un contributo per mantenere in piedi questo paese ricco di corruzione e sprechi. In ultimo, parlerei degli assegni familiari. Con quelli italiani mio marito riesce a comprare il gelato ai bambini per una settimana; io almeno posso dire che da questo punto di vista la Svizzera è un paese civile, vista la cifra che mensilmente mi eroga. Purtroppo da quest’anno l’ente previdenziale svizzero deve avere a che fare con l’Inps, ragion per cui sto ancora aspettando gli assegni familiari da luglio 2015 a oggi, e come tanti altri frontalieri. Per far capire veramente qual è la differenza tra lavoratori italiani e frontalieri le offro un ultimo dato: il mio stipendio lordo e quello di mio marito, che lavora full time in Italia, sono identici. Se io prendo molto di più al netto è perchè la sua busta paga è tassata al 40% e oltre. Probabilmente questo non piace ai nostri governanti, che ci vogliono vedere un po’ più poveri ogni giorno che passa.
Tiziana Giganti, Malnate

“L’erba del vicino è sempre più verde” diceva quel proverbio. In tanti guardano ai frontalieri con invidia, spesso senza conoscere quello che si nasconde dietro ai loro “privilegi”. La sua frase finale ci autorizza, però, a pensare che quest’invidia in fondo non sia poi così insensata...
Francesco Caielli


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