Bottini e Raffo, insieme: «Per un’altra magia...»

Bottini e Raffo, insieme: «Per un’altra magia...»

Il poeta e l’attrice domani saranno protagonisti di un reading al Castello di Masnago (inizio alle 18)

Bottini e Raffo saranno di nuovo insieme per due spettacoli prima dell’arrivederci.

Il poeta e scrittore Silvio Raffo e Silvia Bottini, attrice varesina“trapiantata” a Los Angeles, saranno protagonisti, domani alle 18, di un reading dedicato a “Le Metamorfosi” di Ovidio, al castello di Masnago, e martedì 26 alle 21 all’oratorio-teatro di Velate in “Chimera d’amore”.

Proprio quest’ultima pièce è stata la scintilla che ha portato i due a una vorticosa serie di impegni artistico-culturali nell’ultimo mese, complice la lunga vacanza della Bottini nel Paese natio.

«Tornando a casa – spiega Silvia – ho avvisato gli amici tra cui il professor Raffo. Siccome l’ultima fatica affrontata insieme era stata “Chimera d’amore”ho domandato se volesse fare qualche data come c’eravamo ripromessi. Ne è nato un calendario fittissimo ed impegnativo che mi ha fatto molto piacere. Abbiamo affrontato le opere, le tematiche e i luogo più diversi dall’Antologia di Spoon River a Ovidio, dal Camponovo del Sacro Monte al Battistero di Velate e poi il recital “Mi ami? che propone poesie e pièce teatrali sulle disavventure amorose ».

Le rappresentazioni hanno toccato ambiti, autori e forme artistiche molteplici e differenti sono stati anche i «criteri di scelta. Per esempio quest’anno ricorre il bimillenario della morte di Ovidio, ma non si sta celebrando adeguatamente un autore di somma importanza che ha ispirato tanti come lo stesso Shakespeare per “Sogno di una notte di mezza estate” o “Romeo e Giulietta”». Dopo un omaggio dovuto, c’è lo spazio anche per l’autore preferito di Silvia, Guido Gozzano. In Chimera d’amore”, infatti, si ripercorre la corrispondenza tra l’autore torinese e Amalia Guglielminetti.

«È capitato, prima che debuttassimo, venisse editata l’opera della Guglielminetti, la sua musa e amica. Così abbiamo deciso di raccontare la loro storia. “L’autunno newyorchese”, invece, è stata un occasione poetica per abbracciare la stagione che arriva con la poesia americana».

Una piccola tournèe che ha permesso a chi ammira l’attrice di rivederla, ma anche di scoprirla a chi non la conosceva. Da due anni infatti, ha scelto di proseguire la sua carriera al di là dell’oceano, per provare a vivere il sogno americano non come mera utopia, ma come concreta opportunità professionale.

«Finalmente tutto comincia a carburare. Sono arrivati i primi lavori e tanti casting. Ho lavorato in un paio di cortometraggi che stanno girando nei festival internazionali, partecipato a spot pubblicitari che sono andati in onda sulle tv statunitensi, e fatto body double per un attrice famosa».

È scontato, ma interessante cercare di capire cosa cambia per un attore nel recitare in una lingua straniera.

«La differenza è grandissima ed è legata all’abitudine linguistica e soprattutto alla memoria. Amo la lingua italiana e il suo suono. L’ho studiata a scuola, in accademia attraverso la dizione e ci ho lavorato in teatro perché deve essere bene articolata, ma al di là della tecnica, ogni parola ha un riferimento affettivo che fa sorgere un’emozione. Una lingua che non sia la tua non lo fa».

Ogni volta poi «è difficile memorizzare se, da non madrelingua, non si riconosce il costrutto come proprio. E tutto si complica coi ritmi di lavoro che possono prevedere casting organizzati dal mattino alla sera. Così devi tenere a mente il testo e poi lavorare sulle emozioni». Esiste poi il tema del riascolto. «In Italia abbiamo la “sfortuna” di avere doppiatori eccezionali. Lavorano moltissimo sulla pulizia del suono, ma questo tende a creare il “doppiatese” in cui si rischia di dare più peso alla forma che alla sostanza. Negli Stati Uniti, invece, oggi si punta moltissimo sulla verità, sull’intenzione e sulla sostanza».

Una linea di pensiero sposata soprattutto sul grande schermo. «Mi sto avvicinando al cinema e anch’io ho voglia di verità. Quando una persona soffre non sta certo ad ascoltare quale sia il suono che produce, ma mostra ciò che accade ed è quello che coinvolgere lo spettatore».

Nonostante i ritmi rallentati rispetto agli U.S.A., il tour de force per far collimare gli impegni tra fidanzato, parenti e amici a Silvia sono ben chiare le cose che ama di Varese: «la famiglia, la mamma e le cose buone che cucina, il poter bere una birra fuori senza che ti arrestino, il silenzio, il buio e la natura. Mi mancheranno sempre perchè sono nata qui».

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