I suoni, i sapori e gli amori di una città. Oggi si riscopre la canzone napoletana
L’Archetipo a Villa Cagnola alle 21

I suoni, i sapori e gli amori di una città. Oggi si riscopre la canzone napoletana

Questa sera a Villa Cagnola a Gazzada l’Ensamble Archetipo guiderà il pubblico in un viaggio nella tradizione musicale partenopea

Napoli è un concerto a cielo aperto. Si canta per amare, per chiedere scusa, per intrattenere, per salutare. Napoli è il cuore di un repertorio canzonettistico da considerarsi “uno dei punti di eccellenza della canzone italiana”. Così recitano alcune fra le enciclopedie musicali più accreditate.

E così sostiene anche l’Ensemble Archetipo, il sestetto che oggi, alle 21, a Villa Cagnola di Gazzada Schianno (ingresso 10 e 15 euro) farà rivivere «in un piccolo racconto, breve ma efficace - dicono gli artisti - le origini di un genere ormai riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità». Racchiudere in poco più di un’ora ciò che è la canzone napoletana antica (popolare, classica, d’autore nel rispetto delle sonorità originarie), non è da tutti. Vuoi per il fine che si è sempre posta – descrivere in note e parole i colori, i suoni e i sapori di una città divisa tra “miseria e nobiltà” - e vuoi per le complessità stilistiche che la accompagnano.

Il programma dell’Ensemble Archetipo è uno spartito che trasuda Storia. A spiegarlo sono gli stessi Maria Ausilia D’Antona (voce e mandola), Maria Assunta Recalina (voce e percussioni), Marilena Serafini (liuto cantabile), Gabriele Falcone (chitarra), S ergio Trojse (chitarra solita) e Alfredo Trojse al basso acustico. «Nella canzone napoletana – sottolineano – si fondono diverse forme espressive rintracciabili in quelle culture dell’area mediterranea con cui Napoli è venuta a contatto. La fioritura della lirica vocale sorta già nel Trecento, le Villanelle del Quattrocento, la tradizione popolare delle Moresche, delle Tammurriate e delle Calascionate».

Potrebbe bastare già questo, e invece gli intrecci di popoli, intonazioni, scale e notazioni si amplifica: «Non si può dimenticare la produzione colta della settecentesca Scuola Napoletana». E sarà forse per questo che alcuni musicologi sostengono che «la canzone napoletana apparterrebbe eccezionalmente alla musica colta». Il discorso non è semplice: in programma ci sono “Te voglio bene assaje” scritta da Sacco e Campanella, “Palummella” di Piccinni e Cottrau, “Io te vurria vasà” di Russo e Di Capua, “Reginella” di Bovio e Lama. Insomma, la grande tradizione che di secoli in secoli ha superato i tanti confini geografici e culturali fino a far coincidere l’intera cultura della nazione italica con quella del suo Sud meno fortunato. Eppure ricco di potenzialità e di quell’”oro” musicale che i napoletani regalano da sempre, a tutti.

Insomma, il concerto questa sera si preannuncia atipico perché volto a scandagliare le «suggestioni musicali di una capitale antica». Che antica, sotto un certo punto di vista, lo vuole ancora essere. È questa sua resistenza a conservare il passato che l’ha fatta grande agli occhi di chi napoletano non lo era ma lo avrebbe voluto essere: da Ella Fitzgerald a Nina Simone, da Paul McCartney a Elvis Presley.


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