L’ultimo tragico volo del mitico Sparviero rivivrà a teatro

L’ultimo tragico volo del mitico Sparviero rivivrà a teatro

Antonio Zamberletti ha in cantiere una rappresentazione sostenuta dal crowdfunding

Una carcassa d’aereo militare affiora, tra le dune del Sahara. Così, probabilmente, apparve nel deserto, a vent’anni dalla tragedia, lo Sparviero, dopo quell’ultimo, tragico volo. Era scomparso, senza lasciare tracce, dopo il decollo dalla base italiana di Berka, in Libia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, lo Sparviero era uno degli aerei da combattimento più impiegati dall’Aeronautica Militare Italiana, il Savoia Marchetti SM 79. Era il 21 aprile del 1941; a bordo dello Sparviero sei uomini formavano l’equipaggio: di loro (e dei loro resti) non si seppe nulla fino all’ottobre del 1960, quando alcuni tecnici dell’Eni fecero i primi ritrovamenti.

A raccontare la misteriosa tragedia dello Sparviero è lo scrittore Antonio Zamberletti, un autore di gialli e spy-story, due volte semifinalista al Premio Scerbanenco per il miglior noir italiano dell’anno, sceneggiatore e soggettista presso la Sergio Bonelli Editore, sulle testate di Zagor, Dampyr, Nathan Never e Tex. Insomma: uno che di misteri se ne intende e che sta progettando una rappresentazione teatrale, sostenuta grazie al crowdfunding, insieme a Massimo Barbieri, Elisa Strada, Giorgio Martignoni, Rossana Girotto, Barbara di Donato e Raffaele Ferrazzano. Una ricostruzione fedele ed evocativa del disastro dello Sparviero, fino a pochi mesi fa, si poteva vedere a Volandia, dove un SM 79 è stato prestato dall’Aereonatica dal 2010, anno di fondazione del museo, fino a novembre 2016, quando è ritornato all’Aereonautica per restauro.

Come è nata l’idea?

L’idea mi è venuta appunto vedendo la ricostruzione del ritrovamento che fino a poco tempo era esposta a Volandia – spiega Zamberletti - Il relitto non era quello originale, ma la suggestione era enorme. Ho iniziato a informarmi sulla vicenda, che sinceramente fino ad allora ignoravo. Quello che mi ha colpito di più è stata la marcia dell’aviere Romanini, partito alla ricerca di soccorsi e morto di sete e fatica nel deserto.

Qual è l’aspetto più problematico nella ricostruzione teatrale?

Ci sono molti aspetti problematici. Ad esempio, nessuno non è mai riuscito a spiegare con certezza come mai lo Sparviero sia finito fuori rotta, terminando il suo volo a quasi quattrocento chilometri di distanza dalla base. Noi ci affideremo chiaramente, ma nei limiti del possibile, a una documentazione storica ineccepibile, e su questo contiamo molto sull’aiuto dell’ufficio storico dell’Aeronautica Militare.

Dei sei membri dell’equipaggio, due sono i militari che ancora oggi risultano dispersi; che cosa pensate sia successo loro?

Anche questo è un particolare che nessuno è mai riuscito a spiegare. È probabile che altri membri dell’equipaggio siano partiti alla ricerca di soccorsi, ma siamo nel campo delle ipotesi.

Avete raccolto notizie sui familiari dell’equipaggio dello Sparviero?

Abbiamo appena iniziato le ricerche. Di sicuro sono ancora in vita le due figlie del secondo pilota dello Sparviero, il Maresciallo Cesare Barro di Conegliano Veneto, alla cui memoria è intitolata la locale sezione dell’associazione arma aeronautica, che sta collaborando in maniera direi entusiastica e importante al progetto.

Come si spiega il fatto che questa vicenda non sia nota come altre tragedie aeree?

È una vicenda nota soprattutto agli appassionati di storia del volo e della Seconda Guerra Mondiale. Probabilmente se ne è perso il ricordo nel corso del tempo, è finita con il diventare una delle molte, tantissime tragedie di quella guerra, dalle quali si differenzia, forse, per la marcia di Romanini. Anche se è giusto non dimenticare che sullo Sparviero perso del deserto c’erano altri 5 uomini, ognuno con la sua storia. La seconda figlia del Maresciallo Cesare Barro, ad esempio, non conobbe mai suo padre e la moglie attese per anni notizie del marito, ufficialmente disperso assieme ai suoi compagni di volo.


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