«Non può esistere il mondo senza montagne di libri»

«Non può esistere il mondo senza montagne di libri»

La Tipografica Varese compie 90 anni di storia vissuta tra rivoluzioni, sogni e scommesse vinte

Il 1927 è una data storica, fondamentale per il nostro territorio. Per più di un motivo. In quell’anno nacque la Provincia di Varese, e la Città Giardino venne elevata al rango di capoluogo. Ma il 1927 è anche un anno fondamentale per una grande realtà imprenditoriale che porta proprio il nome di Varese.

È infatti l’anno della fondazione de La Tipografica Varese, apprezzato player europeo nel mondo della stampa di libri e realtà di rilievo del tessuto economico e sociale del territorio varesino. Un anno che ha cambiato le sorti di quattro generazioni. «Crediamo in un mondo con i libri. Da novant’anni li stampiamo e per i prossimi novanta continueremo a farlo».

Dalle ceneri un tesoro

Con queste parole, nel novantesimo anniversario della fondazione, la famiglia Redaelli ricorda con orgoglio le proprie origini. E non è un caso se per ricordare questo anniversario l’azienda ha deciso di pubblicare un libro (“Il miraggio dell’italiano nuovo”), che, riprendendo i primi libri scolastici stampati negli anni Trenta, presenta il metodo didattico nel periodo storico in cui La Tipografica Varese stampava i primi sussidiari, “antenati” dei manuali attuali: oggi come allora, infatti, i libri scolastici sono una produzione importante.

«La storia inizia in quel lontano 23 novembre 1927 – raccontano - quando Pietro Giuseppe Redaelli, lasciato l’incarico da dirigente bancario, decide di iniziare una propria attività imprenditoriale. Ritira la tipografia Feltro e C., che proprio in quel periodo era stata chiusa, e fonda “La Tipografica Varese s.a.”, con sede in viale Milano 20. Gli operai della Feltro, rimasti senza lavoro, vengono tutti ammessi nella nuova attività. Sin da subito Redaelli comprende che, per creare una grande azienda, deve confrontarsi con realtà esterne al territorio provinciale. Inizia quindi la collaborazione con una realtà italiana di tutto rilievo, la Casa Editrice Corbaccio, alla quale seguono altre importanti nomi. Costruita un’azienda di tutto rispetto, arrivato all’età della pensione, lascia il testimone al figlio Ernesto che, dopo oltre venti anni al fianco del padre, è pronto per prendere le redini de La Tipografica Varese».

Al passo con la tecnologia

L’azienda nel 1959 viene trasferita in via Tonale 49 e si ingrandisce. Ernesto guarda con costanza all’innovazione tecnologica come alla risorsa più importante per lo sviluppo dell’azienda. Tra i primi ad affacciarsi al mondo della stereotipia e poi della stampa offset, nonché pioniere nell’avvio della tecnica di rilegatura in brossura fresata, appoggia con entusiasmo, a partire dagli anni Settanta, le innovazioni che il figlio Giuseppe, terza generazione della famiglia Redaelli, vuole introdurre. Ogni più evoluta forma di sistema - dapprima nel settore della fotocomposizione, quindi della pre-stampa e poi nella stampa - entra nel sito produttivo di Via Tonale, con l’obiettivo di rendere un servizio sempre più qualificato e sollecito ai clienti.

Al 1995 risale la prima installazione al mondo di una rotativa bicolore di grande formato in grado di stampare in un unico giro 80 pagine di volumi scolastici, seguita, nel 2003, dalla prima rotativa al mondo a 4 colori di grande formato appositamente studiata, grazie alla piega flessibile, per la produzione di libri anche a bassa tiratura. Sono gli anni della massima espansione dell’azienda, che raccoglie sempre maggiori consensi a livello internazionale tra i più affermati editori.

Nani sulle spalle di giganti

«In occasione del nostro novantesimo anniversario ho voluto tornare a guardare la nostra storia per vedere come sono state affrontate, e vinte, le grandi sfide di un’epoca – racconta Gianandrea Redaelli, quarta generazione in azienda, che si appresta a raccogliere il testimone - La Tipografica Varese ha attraversato, in questi novant’anni, almeno quattro diverse rivoluzioni tecnologiche, dalla lito, alla composizione a caratteri mobili, alle linotype, alla fotocomposizione digitale, raggiungendo con l’export paesi lontani, studiando sempre i migliori impianti per offrire un servizio aggiornato e competitivo. Il mio bisnonno, nella relazione di bilancio del 1950, scriveva parole ancora oggi attuali. Parlava di criteri per una gestione oculata, non speculativa, attenta ai clienti come al personale, come alla marginalità. Sono il manifesto di un’impresa che è vista come un corpo perfettamente integrato nella società, nella città, nelle persone che la vivono. Sono le parole che descrivono l’azienda che vogliamo, che per l’occasione abbiamo deciso di raccontare in modo sintetico attraverso un breve percorso espositivo in una sala allestita in azienda, dove sono scandite alcune delle tappe fondamentali della nostra storia. “Siamo nani sulle spalle di giganti”, scriveva Bernardo di Chartres. Si riferiva alla cultura, intesa come somma dei pensieri dei grandi fondatori del passato, ma io ho sempre creduto che fosse qualcosa di molto più materiale. Siamo quello che siamo perché, prima di noi, i nostri predecessori, e i nostri maestri, ci hanno portato ad essere così. Faremo in modo che i nostri figli possano dire lo stesso. Perché noi crediamo in un mondo con i libri. Da novant’anni li stampiamo e per i prossimi novanta continueremo a farlo».

Nella sua storia, La Tipografica Varese ha stamparo prime edizioni importanti come “Il dottor Živago” di Boris Leonidovič Pasternak pubblicato in anteprima mondiale in Italia nel novembre 1957 dalla Feltrinelli; “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ed edito da Einaudi; “Il Padrino” di Mario Puzo ed edito da Dall’Oglio; “Va’ dove ti porta il cuore”, scritto da Susanna Tamaro e pubblicato da Baldini e Castoldi; “Harry Potter e la pietra filosofale” e “Harry Potter e la camera dei segreti” della scrittrice J. K. Rowling, editi in Italia da Adriano Salani Editore.


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