Dj, attore o Iena? «Panettiere forse. Ma amo scrivere»

L’autore ieri sera alla Ubik di piazza Podestà è stato abbracciato dal popolo di Varese

«Le cose importanti iniziano quando tutto sembra finito» scrive nel suo ultimo libro Fabio Volo che ha presenziato ieri pomeriggio al firmacopie alla libreria Ubik di Varese.

In duecento, nonostante il freddo pungente, si sono messi diligentemente in coda per incontrarlo e avere il suo autografo su “Quando tutto inizia”. Fabio Bonetti, in arte Volo, ha 45 anni, bergamasco di Calcinate ma cresciuto a Brescia, è figlio di un panettiere, disc-jockey, attore, sceneggiatore, doppiatore, cantante, ex-Iena ed è stato più volte sul podio nella classifica dei bestseller. Se fosse costretto a scegliere tra i suoi molteplici talenti, non ha dubbi in quale campo si concentrerebbe. «A me piace scrivere» in qualsivoglia forma. «Può essere anche un programma televisivo, come la serie che sto scrivendo adesso». È al lavoro per la seconda stagione di “Untraditional”, la serie televisiva che ha ideato e che è stata prodotta dalla Backery Production in collaborazione con ZeroStories di ITV Movie andando in onda alla fine del 2016.

Il sogno con papà

«Tre mesi fa stavo scrivendo il libro e poi probabilmente passerò a un film. La cosa che mi piace di più è raccontare storie, che poi lo faccia in radio, al cinema o in un libro mi cambia poco». La radio è «la cosa che mi diverte di più perché è goliardica, leggera e veloce. La scrittura è bella, ma è anche dolorosa perché ho un sacco di ansie, insicurezze e paranoie».

Nonostante i nove libri pubblicati «ancora adesso mi fermo a metà del racconto e non mi ricordo come ho scritto gli altri. Ho sempre la stessa ansia della prima volta».

Da ragazzo lavorava con il padre. «Sognavo di aprire catena di panetterie con lui. Il secondo sogno era di fare il cantante poi lentamente sono venuti gli altri. Quello della panetteria è sempre lì e può anche darsi che lo faccia».

Tutto parte da una domanda

Sono ormai passati sedici anni dall’esordio come scrittore con “Esco a fare due passi” nel 2001 e Fabio Volo è diventato presto un caso editoriale per il numero impressionante di copie vendute. Di seguito sono arrivati , tra il 2003 e il 2016, “È una vita che ti aspetto”, “Un posto nel mondo”, “Il giorno in più”, “Il tempo che vorrei”, “Le prime luci del mattino”, “La strada verso casa”, “È tutta vita” e “A cosa servono i desideri”, tutti editi da Mondadori e tradotti in molti paesi del mondo.

In quest’ultimo romanzo c’è la sempre più difficile scelta tra sé e l’altro, tra quanto si è disposti a fare per la propria realizzazione e quanto, invece, si è disposti ad investire nella relazione con una persona o con i figli. La differenza tra essere felici ed essere felici insieme.

Quando Fabio scrive gli serve un tema «o una domanda su cui indagare o che mi interessi, come “io e noi” per questo ultimo libro, e poi inizio a raccogliere appunti, pensieri e riflessioni. Lentamente, come fosse una scultura, faccio la prima grossa parte. Segue un ripasso creando le forme e poi arrivano i dettagli. Nel momento in cui faccio la parte grossa posso stare anche in mezzo alla gente, magari sul treno. In quelli, invece, in cui devo fare le rifiniture ho bisogno di stare solo senza figli, compagna e amici». Proprio in occasione dell’uscita del libro, Fabio aveva ringraziato Johanna Hauksdottir, la sua compagna, per il sostegno. «Se sono riuscito a scrivere questo romanzo – aveva detto - è anche perché al mio fianco c’era lei».

Gli occhiali speciali

Chi segue Fabio Volo sa che negli ultimi anni la sua vita è molto cambiata e che da single incallito si è “convertito” al ruolo di padre di Sebastian e Gabriel. «Da loro imparo un sacco di cose - continua - È come se ti regalassero un paio d’occhiali con le lenti colorate. Ti consegnano un alfabeto e una grammatica completamente nuovi, che mostrano tutto, non solo quella relazione, da un altro punto di vista. Tutto diventa diverso».

Fabio ha le idee chiare su quanto vorrebbe trasmettere loro: «Siccome non potrò mai essere presente in tutti i momenti della loro vita, spero di dar loro gli strumenti giusti finchè sono piccoli e poi le scelte le faranno loro in base a quanto hanno imparato. Spero di fare un buon lavoro per trasmettere loro valori essenziali e far comprendere le cose importanti. E no al glutine» conclude scherzando.


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