«Nella musica se sei vero arrivi davvero a chiunque»

«Nella musica se sei vero arrivi davvero a chiunque»

Il 28 aprile è uscito “Blu”, l’ultimo album del grande cantante napoletano Franco Ricciardi

Vecchio e nuovo, tradizione e contemporaneità, mandolino e synth. Un mix perfetto, bellissimo e soprattutto «vero». “Blu”, l’ultimo album di Franco Ricciardi per la sua etichetta indipendente Cuore Nero Project, è l’ennesima prova di come la floridissima scena musicale napoletana, dal rap al neomelodico più moderno, stia conquistando velocemente l’Italia. E Ricciardi, con i suoi 21 album pubblicati e il David di Donatello vinto nel 2014 per la migliore canzone originale (’A Verità), per il film “Song’e Napule” dei Manetti Bros, è uno dei più grandi alfieri di questa conquista.

Ricciardi, da dove nasce “Blu”?


Ho sentito l’esigenza di esprimermi senza filtri. La musica non può essere vincolata dalle Major o dai produttori. Per arrivare alla gente devi essere vero. Quindi “Blu” è un viaggio in cui ho voluto raccontare i buoni sentimenti, l’amore e la semplicità. Viviamo un mondo frenetico, tra guerre e cose brutte e in questo momento mi sono sentito in dovere di raccontare i buoni sentimenti. I giovani mi seguono, ai concerti ne vedo tanti e noi adulti dobbiamo trasmettere positività e non raccontare solo il brutto. La rabbia porta rabbia.

Anche musicalmente “Blu” è una novità.


Siamo persone curiose. Nell’album ci sono molte influenze e tanta ricerca. Accanto alla tradizione dei suoni napoletani ci sono l’elettronica e il rock: è un bel mix.

Oltreché un viaggio nell’anima, l’album è anche un viaggio nella sua città, Napoli.

C’è tutta Napoli, dal centro alle periferie. Sono molto attento a quello che dice la gente e anche una storia o un innamoramento, soprattutto se parte dalla periferia, ha un sapore diverso, particolare. L’album è una fotografia della Napoli di oggi, con tutti i suoi pregi e i difetti. È una città dove la musica sta rinascendo.

Clementino, Rocco Hunt, Enzo Dong, Ntó: la musica a Napoli sta letteralmente sbocciando.


Già da tempo sta fiorendo. Ci sono un bel po’ di cose che stanno uscendo, soprattutto tra l’hip hop e il rap, che è un genere musicale che è un po’ dentro la nostra tradizione. Quel modo di parlare cantato tipico napoletano assomiglia molto al rap. Se si fa un giro nei vicoli di Napoli la gente canta quando parla: da quello che vende la frutta agli amici che chiacchierano camminando, nelle strade e nei centri storici si sentono queste voci il cui suono, l’intonazione, la cadenza, la musicalità sembrano quasi rap. E poi il napoletano è pontentissimo, è vero e arriva a tutti.

In che senso?

Se devi dire qualunque cosa, dalla frase violenta al “ti voglio bene”, in napoletano è tutto molto più forte. Il nostro è un dialetto che ha grandi potenzialità, è molto marcato, smuove subito. Il napoletano è un linguaggio che arriva a tutti al di là del contenuto e delle parole.


E, in questo senso, arriva “Blu”, il suo primo album totalmente in dialetto napoletano.

Credo molto nella forza del suono del nostro dialetto. Il napoletano arriva a tutti. La cosa importante per me è che la musica colpisca. Magari non tutti possono capire il dialetto di Napoli ma delle parole dette con l’intonazione giusta, con il calore della voce e con il giusto sentimento, arriva a chiunque. Questa è la musica che voglio.

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