«Noi cantanti dobbiamo dare positività»

«Noi cantanti dobbiamo dare positività»

Marco Carta torna a Varese. Lunedì sarà alla Mondadori per presentare l’ultimo album “Tieniti forte”

“Tieniti forte”: Marco Carta torna a Varese. Lunedì 29 maggio sarà alla Mondadori di via Morosini 10, alle 15.30, per presentare nell’instore tour il suo nuovo disco, anticipato dal singolo “Il meglio sta arrivando”. «Non vedo l’ora di arrivare – dice il cantante sardo ai fan - Spero saranno tanti e calorosi. Sarò al massimo di impegno, forza e disponibilità». Per Marco, già campione di “Amici” e vincitore di Sanremo, questo è il sesto album in studio a cui si aggiungono un album live e una raccolta di canzoni di Natale. “Tieniti forte” è un mantra, l’esigenza di imparare a resistere che accomuna le 12 canzoni inedite prodotte da Davide Simonetta che è presente anche nella veste di autore con Luca Chiaravalli, Raige, Gianluigi Fazio, Tony Maiello, Gianluca Florulli , Stefano Pavani e molti altri. Ora l’aspetta la promozione dell’album con tour radio, instore e tv. Poi in autunno ci sarà spazio per la tournèe.

L’album è pieno di positività, di speranza, a partire dal titolo. Corrisponde al suo stato d’animo?


Sì, in tutto e per tutto. Sono carico di gioia e positività. “Tieniti forte” è un invito a tenersi strette le cose belle della vita, non quelle materiali, ma quelle che valgono.

“Imparare a resistere” è un messaggio molto propositivo. Cosa significa per lei?


Significa resistere alle prove della vita e del tempo, far diventare un’arma e trarre forza dalle esperienze negative. Apprendere da quel che ci accade per affrontare gli eventi al meglio. Questa è una mia visione, stimolata dalla mia indole, ma è anche una reazione alla tanta negatività che c’è in giro. Basta vedere un Tg per capirlo. Poi ci sono anche eventi che ci portano una negatività inevitabile e giustificata. Quanto è appena accaduto a Manchester è orribile e siamo tutti spaventati, soprattutto quando si usa un veicolo pacifico come la musica per fare la guerra. Io voglio continuare comunque a dare messaggi di speranza. Credo che sia un dovere per chi fa il cantante ed è portatore di messaggi. Quello che voglio dare è questo: positività.

L’album è arrivato in fretta, a solo un anno di distanza da “Come il mondo”. È stato “semplice” realizzarlo?


Non è stato difficile ma gratificante. I tempi tra un disco e un altro non sono sempre gli stessi. Mi è capitato di non uscire con un album per 4 anni. Qui, per la prima volta ho preso parte attiva alla produzione, ho partecipato alla scrittura dei testi e gli otto mesi che ci abbiamo messo sono volati.

Tra i produttori Luca Chiaravalli, che vive nel varesotto, come è stato lavorare con lui?

Avevamo già collaborato in passato. È una persona di grande spirito. Con lui sono stato a mio agio dal primo momento.

Come è cambiata la visione del lavoro con l’impegno nella produzione?

È tutta un’altra cosa. In futuro vorrei avere sempre maggiore coinvolgimento. Quando ti senti partecipe nel progetto capisci che non è solo tuo perché lo canti, ma anche perché lo stai costruendo.

Dopo “Amici”, come è cambiato dal punto di vista artistico?


Ho affinato l’orecchio. Adesso ho cominciato a scrivere, prima ero solo un interprete. Ora mi butto di più, oso, come per la scrittura, ma ci sono voluti anni e tanta esperienza professionale. Un background che si costruisce passo passo e che riguarda per esempio anche l’interazione con i colleghi. Quando non hai esperienza, tra timidezza e paura, non sai come comportarti e puoi finire col chiuderti a riccio. Aprirsi alla socialità, invece, è solo positivo perché impari tanto e possono nascere interessanti collaborazioni.

Cosa la ispira nel suo lavoro?

Parlare con la gente e ascoltare tanta, tanta, tanta musica, di tutti i generi. A volte ascolto anche quello che d’istinto non mi piace. Lo faccio per aprirmi la mente e spesso poi cambio idea e mi conquista. Se ci si ferma a quel che piace, ci si limita.

A quali brani è più legato?


A tutti. È stato un lavoro davvero entusiasmante e ho dovuto fare delle scelte. C’era persino una canzone in più, ma sarebbero state troppe. Se proprio devo scegliere ne dico tre: “Finiremo per volerci bene”, “Dove tempo non esiste” e “Dalla stessa parte”.

Solamente la pelle” parla del web e della vita virtuale?

Nel pezzo riferisco per esempio a quelle coppie che vedo in giro insieme ma sono entrambi al telefono e non si parlano o rischiano di finire a farlo tramite Whatsapp. Manca la carnalità.

Com’è stato interpretare in italiano la sigla Spongebob?

Sono stato felicissimo, sono un grande fan anche se ho una certa età. Mi sono divertito, ho dovuto trovare un registro infantile e sono tornato bambino per un po’.

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