«Ogni weekend lo passiamo chiusi in studio». Passione e dedizione, la vita rock dei Belize
I Belize saranno in concerto a Villa Tatti Talacchini nella prima serata di Microcosmi

«Ogni weekend lo passiamo chiusi in studio». Passione e dedizione, la vita rock dei Belize

Riccardo Montanari, frontman del gruppo, racconta la sua avventura con i compagni di viaggio

I Belize sono pronti per il palco di Microcosmi.

Il quartetto varesino sarà in concerto, alle 23.30 nel parco di Villa Tatti Talacchini per la prima serata del festival comeriese.

Nata nel 2013, la band ha iniziato a farsi le ossa nel mondo della musica dall’album di debutto “Spazioperso” ai live in giro per l’Italia passando per l’apertura del concerto degli inglesi Sleaford Mods al Biko di Milano.

Venerdì 23 giugno Riccardo Montanari, voce e tastiere; Mattia Tavano, chitarra e produzione elettronica; Yed Viganò, basso e produzione elettronica e Federico Scaglia, batteria porteranno il loro sguardo sul mondo fatto di trip hop, drum’n’bass e indie-rock.

Il frontman Riccardo raccontando la scaletta di venerdì sera, spiega: «da quando abbiamo iniziato a suonare dal vivo, un paio di anni fa, non ne abbiamo ma avuta una fissa. In una prima fase suonavamo le canzoni esattamente come le avevamo registrate. Poi siamo passati a ridurre all’osso i pezzi, senza l’elettronica. Oggi abbiamo ricostruito la scaletta con pezzi che ricalcano il disco e altri riarrangiati».

Siete insieme dal 2013, come siete cambiati in 4 anni?


Siamo diventati amici. Non siamo il genere di gruppo formato da gente che si conosce da sempre o compagni di scuola. Tutto è nato per caso, da un progetto di Mattia e mio, e poi c’è stato il coinvolgimento di Yed e Federico. Siamo partiti facendo musica al computer, ma non sapevamo come suonarle realmente, quindi abbiamo dovuto imparare a suonare assieme e a trovare la giusta empatia tra di noi. Adesso abbiamo un approccio diversissimo alla musica e a come la facciamo insieme.

Cosa pensate del Festival Microcosmi?

La cosa che mi piace di più è la location, l’idea di suonare in un posto bellissimo e in un contesto stimolante. È un onore poterlo fare dopo i Perturbazione. Li abbiamo sempre ascoltati. Sono un esempio di un gruppo storico che sta sempre sul pezzo senza invecchiare. Personalmente quando ho voglia di piangere ascolto “Agosto”, quindi non vedo l’ora ci sia questo scambio tra generazioni e modi di suonare diversi.

Vi riconoscete ancora nella definizione di band dall’impronta “Indie Rock”?


A tratti sì. L’attitudine rock ce l’abbiamo, ma soprattutto nelle nostre vite personali, visti i “numeri” che facciamo per poter fare i concerti. L’anima indie si riconosce, invece, in chi di noi si collega da remoto al computer di casa per poter mixare il disco. A livello musicale, invece, è più complicato distinguere, ma poco importa perché facciamo quello che ci va di fare che sia indie rock o pop.

Cosa significa che avete delle “vite rock”?

La cosa più rock in assoluto è lavorare 5 giorni su 7 e passare gli altri 2 chiusi in studio di registrazione per 8 ore. Ci facciamo il “mazzo” perché ci diverte. Per il resto abbiamo vite comuni da ragazzi di 25 o 26 anni, a parte, le case mia e di Yed che assomiglian o a dei centri sociali. Federico è rock perché ora vive a Treviso per lavoro e ad ogni data si fa dei viaggi pazzeschi in auto per raggiungerci.

Cosa vi fa stare in bilico tra la vita “normale” e quella da artisti?

Se non ci fosse questo progetto, non avremmo viaggiato per tutta Italia e conosciuto un sacco di gente. Non smetteremo mai perchè lo amiamo. Quando siamo in studio a registrare e a sentire la musica che facciamo ci emozioniamo. Magari litighiamo o ci appassioniamo: raramente si sta nel mezzo. È un progetto che dà picchi forti e continuiamo a farlo per questo.

Quali sono i brani “manifesto” dei Belize?

Di certo “Due”. Si tratta della prima canzone in assoluto. L’avevamo messa su Youtube per farla ascoltare e in poco tempo ci erano arrivate diverse proposte per realizzare dei live, ma avevamo solo quella. È un buon mix con un’idea di base elettronica. “Bovisa a mano armata” è prodotta un po’ meglio, è il singolo del disco e ha un suono più “grosso”.

È un prodotto più internazionale che parte da una pronunciata vena malinconica.

Cosa fareste se vi proponessero Sanremo?
Quali sogni avete?

Andremmo a suonare in modo serio, ma la prenderemmo anche in maniera scanzonata. Personalmente mi piacerebbe moltissimo vedere quel mondo. Tenendo i piedi per terra , invece, il desiderio nostro è di passare una bella estate a suonare nei festival, magari sul mare in Sicilia. Coi piedi per terra fare bella estate suonare in festival sul mare in Sicilia. Un altro sogno è che le canzoni cantate in italiano vengano suonate all’estero per esportare per esibirci fuori dal Paese.

Ci descrive i componenti dei Belize in breve?


Mattia è quello più pazzo - il “nerd” del gruppo – l’unico che abbia dedicato completamente la vita alla musica. Tanta è la sua passione che, da chitarrista, quando ha rotto un braccio ha passato ore a realizzare produzioni su computer.

Yed è il più grande, il papà di tutti, ma anche il più sbadato. È bravo a far tutto e il più acculturato.


Federico è quello coi piedi per terra. Anche se poi è capace di passare 8 ore in auto per un live. Ha uno sguardo diverso; è come se vedesse le cose dall’esterno. È obiettivo, pragmatico e schietto. Io (Riccardo) sono quello romantico, malinconico e ansioso, ma anche il Pr della band, quello con la visione più concreta del gruppo.

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