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BESNATE Colpì l’arbitro con una testata e un pugno che gli fece saltare un dente: confermata la sentenza del giudice di pace, che aveva dato ragione al direttore di gara e condannato il suo aggressore in maglietta e scarpe bullonate per lesioni personali e minacce. Lo ha deciso il tribunale di Gallarate, in veste di giudice d’appello, avverso il ricorso dell’imputato che, attraverso il suo legale di fiducia, aveva contestato la decisione e chiesto una nuova pronuncia.
Ma ci sono voluti solo pochi minuti di camera di consiglio perchè il giudice si convincesse dell’infondatezza del ricorso e costringere l’uomo a pagare, oltre a quanto era già tenuto a fare, le spese processuali e quelle dell’avvocato della parte civile.
I fatti risalgono a sette anni e mezzo fa. Nel gennaio del 2001, durante una partita di calcio a cinque del campionato amatoriale disputata nella palestra besnatese di via Vittorio Veneto, il calciatore di una delle due squadre reagì in malo modo al cartellino rosso esibitogli dall’arbitro, sferrandogli prima una testata e poi un montante al volto. Il direttore di gara dopo la conclusione della partita, regolarmente portata a termine nonostante l’aggressione, si presentò al pronto soccorso, dove gli fu diagnosticata la rottura del ponte mandibolare, per la cui ricostruzione fu necessario sborsare oltre 2.500 euro.
Lo stesso arbitro si rivolse, giorni dopo, al commissariato di polizia di Gallarate, dove presentò formale denuncia-querela contro l’aggressore, un 35enne di Cassano Magnago, che per il gesto si prese pure cinque anni di squalifica dall’Aics, ente amatoriale organizzatore del campionato per il quale era tesserato.
Quando la sentenza d’appello diventerà definitiva (c’è ancora la possibilità di un ricorso in Cassazione), il “fischietto” potrà rivolgersi al giudice civile e chiedere la liquidazione del danno: l’imputato, presente ieri in aula insieme al suo avvocato, a quel punto dovrà per forza mettere mano al portafogli e risarcire la controparte.
Raffaele Mezzetti
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