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Malpensa, tra speranze
e ancora poche certezze
MALPENSA Il territorio guarda con attenzione ai possibili sviluppi legati a Malpensa. Con una doppia sfaccettatura: da una parte il rilancio dello scalo dopo l’abbandono di Alitalia (e con il ritorno della nuova Alitalia?) invocato dai sindacati per la salvaguardia occupazionale, dall’altra la tutela del territorio che «i sindaci di Malpensa» rincorrono e i comitati non solo ambientalisti rivendicano. E la partita si apre, ancora una volta, su un doppio fronte: quasi fosse l’ultima chance per guardare Malpensa in una doppia prospettiva, ora che qualcosa cambierà.
Non ci sono date né richieste di incontro, ma sia Fit Cisl che Ugl si dichiarano assolutamente disponibili ad «aprire un confronto con il territorio», dice Massimo Legramandi (segretario provinciale Ugl). «Non si può prescindere da una discussione con tutti gli attori coinvolti», aggiunge Dario Grilanda (Fit Cisl Varese).
Cosa verrà avanti con la “nuova Alitalia” ancora non si sa. «Ragioniamo sul concreto: siamo disponibili a qualsiasi opportunità si apra su Malpensa ma con delle garanzie»: Grilanda sintetizza alla perfezione il pensiero della Fit Cisl e anche l’ultimo anno di eventi che si sono susseguiti nello scalo della Brughiera. «Alitalia non ci ha dato garanzie prima e per il momento non ne dà tuttora su un eventuale riposizionamento a Malpensa, dunque andiamoci cauti». Il taglio dei voli, la crisi occupazionale e il lavoro per la conquista degli ammortizzatori per un settore per il quale non erano previsti, la gestione della Cassa integrazione in Sea (900 gli esuberi previsti a fronte di circa 3.600 lavoratori tra Malpensa e Linate, più del doppio solo nello scalo varesino), l’impegno del sindacato confederale insieme a tutti gli altri attori sociali per un documento di gestione della crisi, sono ancora realtà nel Varesotto. Dunque la prudenza è d’obbligo.
Proprio ieri a colloquio a Milano con il proprio esponente nazionale, il segretario varesino della Fit ricorda che «al momento abbiamo solo notizie frammentarie, senza nulla di chiaro e definitivo, perciò continuiamo a lavorare pensando al progetto condiviso con Sea senza pensare ad Alitalia». Il che significa: portare avanti gli accordi sull’organizzazione del lavoro «che hanno consentito la stabilizzazione dell’occupazione ed essere fiduciosi». I recenti dati di traffico indicano la ripresa di Malpensa (da -31% di perdite passeggeri di aprile a -21% di agosto) a dimostrazione che un futuro per questo scalo esiste già. «Ma con la nuova compagnia ci auguriamo un incremento di attività», dice Legramandi». Ma «a quale prezzo» è l’interrogativo che Luigi Bollazzi, esponente di uno dei comitati sorti dopo l’inaugurazione di Malpensa 2000 pone anche questa volta. «La terza pista è già nel piano industriale di Sea, ma occorre dimostrarne la compatibilità con il territorio». È pronto a misurarsi, il portavoce di «Difendere Somma»: «Facciamo un referendum e se il 51% della gente dice che vuole la terza pista sciolgo il comitato». Intanto l’avanzata di Malpensa dimostra «che il mercato è qui e che io devo comunque preoccuparmi per il mio territorio, coinvolto dall’ipotesi terza pista», commenta il sindaco di Lonate Pozzolo Piergiulio Gelosa, stretto nella doppia sfaccettatura di Malpensa.
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