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Accoltellato davanti al municipio di Besnate, presi mandanti ed esecutori

Besnate «Abuso e castigo». Così è stata battezzata l’indagine che nella notte tra giovedì e venerdì ha portato all’esecuzione da parte della squadra mobile di Varese di 5 misure di custodia cautelare chieste dal pm Roberto Pirro e firmate dal gip Chiara Venturi.
In carcere Gabriele Mazzucchelli, 50 anni, esponente politico besnatese legato a Forza Italia, Monica Di Marzio, 28 anni, praticante avvocato legata sentimentalmente a Mazzuchelli: per l’accusa sono mandanti dell’attentato dello scorso 18 luglio ai danni di Domenico Tucci, accoltellato due volte alle 8 del mattino davanti al Comune di Besnate. Gli esecutori materiali del tentato omicidio (questa l’accusa) sono Marco Grani, 34 anni, e Luca Colucelli, 40 anni, pregiudicato già in carcere a San Vittore per un’altra vicenda e materiale esecutore del ferimento.
Oltre a loro ha l’obbligo di presentarsi in polizia D.V., 36 anni, ex fidanzato della Di Marzio (che parrebbe l’organizzatrice della vendetta): l’uomo avrebbe avuto il ruolo di mediatore tra i mandanti e gli esecutori dell’accoltellamento.
Tucci, funzionario capo dell’ufficio tecnico di Besnate, venne accoltellato due volte. Uno dei due fendenti penetrò nella coscia destra sino a ledere l’arteria femorale: l’uomo si salvò per miracolo. Per strapparlo alla morte furono necessari due interventi chirurgici. Mazzucchelli e Di Marzio avrebbero dato ai Grani e Colucelli 5 mila euro in due tranche: un anticipo di 2 mila euro e il saldo di 3 mila euro a “lavoro” eseguito.
Il pignolo Tucci avrebbe avuto dei contenziosi con entrambi i mandanti. Per Mazzucchelli si tratterrebbe di una causa (tuttora pendente al Tar) relativa a un terreno di proprietà del padre: Tucci avrebbe contestato irregolarità amministrative pari a una sanzione da 387 milioni di lire, risalente al 1998. Per Di Marzio, invece, si tratterebbe dell’esproprio di un edificio di famiglia.

I due, legati sentimentalmente, avrebbero suggellato il patto della vendetta e Di Marzo avrebbe coinvolto D.V. (oggi ex, all’epoca fidanzato della giovane) che facendo saltuariamente uso di cocaina conosceva le persone giuste. Di Marzio, stando ai verbali, avrebbe chiesto a D.V. «di contattare qualcuno per dare una lezione a Tucci». E il trentaseienne si sarebbe rivolto a Grani, suo pusher.
Intercettazioni telefoniche e ambientali proverebbero che Di Marzio e Mazzucchelli avrebbero fornito la targa e il modello della vettura di Tucci, nonché una descrizione della vittima. Le coltellate non erano previste ma la Di Marzio si sarebbe detta «soddisfatta del lavoro» una volta saldato il debito.
I due picchiatori hanno commesso però svariati errori: sono entrati in un bar davanti al municipio con telecamera interna. Tucci ha riconosciuto Colucelli, mentre Grani (che faceva da palo) è stato identificato dalle immagini. Di lì si è giunti a D.V. che ha parlato. 

«Non posso dire nulla al momento - spiega Claudia Santambrogio, difensore di Mazzucchelli - Il mio assistito è un insospettabile, devo prima valutare gli atti. Certo chiederemo la scarcerazione: pare incredibile il suo coinvolgimento».
Simona Carnaghi

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