«Il nostro lavoro è rimettere le ali ai sogni»
Il gruppo “Ali Storiche”è formato da ex dipendenti di Aermacchi e Siai: appassionati di 70 o 80 anni che restaurano e ricostruiscono fedelmente i gioielli dell’aria che hanno fatto la storia (Foto by Varese Press)

«Il nostro lavoro è rimettere le ali ai sogni»

Passione e competenza: così il gruppo “Ali Storiche” restaura gli aerei che hanno fatto la storia

Possono riparare un velivolo, ricostruirlo interamente a partire da quattro lamiere o lavorare fitto fitto soltanto a un’ala di un P51 Mustang come stanno facendo ora.
E’ davvero immane l’operosità di Ali Storiche, associazione nata da circa 20 anni in modo spontaneo da un gruppo di ex dipendenti Aermacchi e Siai che stavano andando in pensione e hanno pensato bene di non disperdere competenze, abilità e grande passione per gli aerei. Così questi baldi giovani tra i 70 e gli 80 anni restaurano e ricostruiscono fedelmente i gioielli dell’aria che hanno fatto la storia, ingaggiati da privati cittadini o musei.
Sotto le sapienti mani di Vittorio Suigo, il gran coordinatore, Luciano Colletto, mago della parte strutturale, Vittorio Zilioli, Mario Algisi, Mario Pontiroli e Alfredo Alemani, presidente di Ali Storiche che si definisce il garzone dell’associazione, hanno ritrovato l’antico splendore più di trenta velivoli (ma non solo) tra cui il Fiat CR 42, biplano della Seconda Guerra Mondiale custodito in un museo inglese, il Fiat G 55 che si può vedere al museo di Vigna di Valle, i Macchi M 67, MC 202, in un museo degli Stati Uniti, MC 205, MB 308 Idro. Loro la rimessa a nuovo del principale caccia tedesco, il Messerschmitt Me 109 ora in un museo di Germania e del T6 Harvard, addestratore degli anni ’50 in mostra a Volandia di cui gli uomini di Ali Storiche vanno particolarmente fieri. «E’ stato un restauro macchinoso ma notevole», informa Alemani mostrando anche la ricostruzione della presa d’aria per scaldare la cabina di pilotaggio. In un locale-laboratorio in affitto a Volandia, questi uomini compiono dei veri miracoli. Nulla è lasciato al caso e periodicamente c’è la visita di un supervisore che controlla i lavori. Dietro ad ogni restauro c’è una scrupolosa ricerca storica perché il velivolo da rimettere insieme dovrà essere esattamente come l’originale, i pezzi di ricambio cercati in tutto il mondo: dalle viti, ai bulloni, al tubo di sigillanti che in tre giorni arriva dall’America e poi, però, si può fermare un mese in dogana a Malpensa.
Di Ali Storiche il restauro del Ca1, biplano di Gianni Caproni del 1910, simbolo di Volandia, del Ca18, Ca113. E del mitico Mig 21, sempre in mostra a Volandia: il caccia russo degli Anni ’60 che viaggia due volte alla velocità del suono, ossatura dell’aeronautica militare dell’ex Urss durante la guerra fredda, è un missile più che un aereo con la fusoliera tutta motore, due ali in fil di ferro solide come non mai e la cabina del pilota con centinaia di leve, pulsanti e manopole da far restare a bocca aperta. Da un anno e mezzo, questi restauratori archeologici, unici in Italia (oltre al Gavs, Gruppo amici velicoli storici) a compiere simili lavori, stanno ricostruendo l’ala di un P51 Mustang per il quale hanno trovato in Canada 18mila disegni digitalizzati da visionare.
«Ci innamoriamo di quello che si fa e la soddisfazione finale è enorme», spiega Alemani. Tutti i giorni, dalle 8 alle 16, gli ultrasettantenni sono al lavoro per ridare vita a pezzi di storia. Ma non hanno ancora nessuno a cui passare il testimone.


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