«Non si lascia la nave in difficoltà. E quest’aula non è un tribunale»
Aula consiliare gremita per la prima assemblea dopo la bufera

«Non si lascia la nave in difficoltà. E quest’aula non è un tribunale»

La fedeltà della giunta di Lonate Pozzolo non al sindaco Rivolta, in cella, ma «ai cittadini»

LONATE POZZOLO - Niente dimissioni, la maggioranza va avanti nonostante l’arresto del sindaco Danilo Rivolta. Il vicesindaco Sabrina Marino: «Non scappo dalle difficoltà». L’ex sindaco Piergiulio Gelosa: «Fateci onorare il mandato, per portare a casa alcuni fatti importanti. Io sarei stato anche disposto ad aprire la giunta alle opposizioni...».

In una serata ricca di tensioni, in una sala consiliare caldissima e ricolma di cittadini che pretendevano chiarezza e risposte dopo lo choc dell’inchiesta giudiziaria che ha portato in carcere il sindaco Rivolta, la maggioranza di centrodestra fa quadrato e respinge l’offerta di dimissioni di massa fatta dai gruppi di opposizione.

«No ai giustizialismi»

«Scegliamo di continuare, avendo preso atto che tutti i componenti dell’attuale maggioranza sono estranei alle accuse al sindaco Rivolta - fa notare il consigliere e commissario di Forza Italia Sante Cinalli - sono gravi accuse, ma questo consiglio comunale non dovrà e non potrà essere usato come tribunale. Rispettiamo la magistratura auspicando che emerga tutta la verità, ma non spetta a noi stabilire colpevolezza o innocenza. Per questo non abbandoniamo con una fuga di massa ma apriamo alle minoranze proponendo una commissione d’inchiesta e chiedendo di portare subito in consiglio comunale provvedimenti chiave come il piano per il diritto allo studio».

Per l’assessore Antonio Patera «è legalità anche attendere che la giustizia faccia il suo corso evitando giustizialismi di piazza».

Muro contro muro

Una chiusura netta alle sollecitazioni dei gruppi di opposizione ad andarsene tutti a casa. Perché, come sottolinea Mario Canziani (Lista Libera), «la maggioranza non è più rappresentativa dei lonatesi». E perché, per Nadia Rosa (Democratici Uniti) la «situazione non è gestibile», quindi è meglio un commissario prefettizio che «serve a traghettare per qualche mese, per ripartire da zero».

Ma per i consiglieri di maggioranza, che non si sforzano più di tanto di difendere Rivolta, tanto che più di uno ammette di aver avuto il pensiero di lasciare, sarebbe un gesto «da codardi - per usare le parole di Gennaro Portogallo - quelli che nel momento più difficile abbandonano la nave». Nessuno pensa ad arrivare a scadenza naturale del mandato (2019), ma la scelta è quella di «rimanere per spirito di servizio e senso di responsabilità finché ce n’è bisogno», come sintetizza il presidente del consiglio Mauro Andreoli.

Le urgenze sul tavolo

L’intervento più intenso è quello dell’ex sindaco Piergiulio Gelosa: «Mi duole che qualcuno si metta a ridere, sarò stato un idiota ma per me è stato un fulmine a ciel sereno. Sono accuse gravissime se confermate, ma non mi sarei mai esposto per essere da spalla al malaffare, chi mi conosce lo sa e sa che vivo del mio lavoro».

Così Gelosa spiega la motivazione che spinge la maggioranza a non mollare: «Non escludo le dimissioni ma questo non è il momento. Non credo che questa esperienza possa arrivare fino a fine mandato amministrativo, ma il prossimo momento elettorale è a primavera del prossimo anno e non avremmo la garanzia di fare alcune cose. Non è una difesa ma un’assunzione di responsabilità per temi limitati di servizio alla cittadinanza, non a Rivolta». Chiarendo: «Del centro sportivo non me ne frega niente, anzi avrei gradito che questo consiglio conferisse un mandato politico a tempo al vicesindaco, non fino a fine mandato. E fosse per me avrei aperto la giunta alle opposizioni, nella massima trasparenza e partecipazione, pur di realizzare alcune cose».

La chiusura è per Sabrina Marino, sindaco facente funzioni finché Danilo Rivolta è sospeso dalla carica: «Non sono una persona che scappa soltanto perché la situazione è difficile. Ci sono questioni, come il futuro delle aree delocalizzate, che un commissario non può affrontare. Se il consiglio vorrà sostenermi, io provo ad andare avanti»

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