Truffa degli abiti per l’Africa. Un anno fa i primi sospetti

Truffa degli abiti per l’Africa. Un anno fa i primi sospetti

L’amministrazione aveva “fiutato la bufala” già a marzo del 2016

CASSANO MAGNAGO - Il business illecito dei vestiti usati destinati all’Africa per beneficenza, ma in realtà rivenduti in diverse parti d’Italia, in particolare in Campania, e in Tunisia, è stato smascherato nelle ultime ore dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico e della Tutela ambientale, in seguito all’indagine coordinata dalla Dda di Milano (Alessandra Cerreti e Ilda Boccassini). Tuttavia che qualcosa di strano si nascondesse dietro il traffico dei capi di abbigliamentor usati è stato il sospetto, vecchio di oltre un anno, di alcuni amministratori locali.

A Cassano Magnago, il presidente del Consiglio Comunale, il Forzista Angelo Palumbo, nel marzo del 2016, infatti, segnalò la vicenda alla cittadinanza pubblicando un post su Facebook. Espresse tutte le sue perplessità e con il senno del poi, aveva avuto tutte le ragioni per segnalare il fenomeno attraverso la bacheca del sindaco, Nicola Poliseno.

«La città – aveva scritto nel marzo del 2016 il presidente Palumbo – è tappezzata di questi volantini che parlano di una raccolta di vestiti usati per perseguire scopi benefici. Indica Savona come sede. Ho telefonato ma c’è attaccato il fax. Cerco su internet e scopro che il numero di telefono è di una tessitura di Solaro. Cerco poi l’indirizzo e ci trovo un mercatino ittico. Solo a me – si era interrogato il rappresentante di spicco di Forza Italia - sembra tutto strano?». Palumbo aveva “fiutato” la “bufala” che di fatti un anno e mezzo più tardi è venuta a galla grazie all’attività svolta dai carabinieri e dalla Procura di Milano.

Una vicenda odiosa. Nei guai è finito un imprenditore di Caronno Pertusella, Carmine Scarano 56 anni, arrestato insieme a Guglielmo Giusti 60 anni, vice presidente della Onlus con sede nella sua casa di Savona. I carabinieri hanno effettuato un sequestro da 2 milioni 300mila euro. I due arrestati, in seguito alle perplessità lanciate da Palumbo, erano stati intervistati nel marzo del 2016 dalla Provincia di Varese. Entrambi diedero la loro versione dei fatti, spiegando come avveniva il ritiro e la consegna dei capi di abbigliamento.

Secondo la ricostruzione investigativa, le persone coinvolte in questo business illegale, posizionavano i cassonetti per la raccolta dei capi di abbigliamento usati e anziché trasferirli per beneficenza in Africa confluivano nei mercati dell’usato persino in Campania e in altre parti d’Italia, come pure in Tunisia. I sospetti si infittirono nel 2014 dopo una misteriosa rapina subita dall’imprenditore di Solaro nella sua abitazione a Caronno Pertusella.


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