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VARESE «All'ospedale di Varese c'è un reparto di terapia sub-intensiva che sarebbe pronto a partire, ma non viene attivato per mancanza di personale». A denunciarlo è il deputato democratico Daniele Marantelli, che spiega come quest'area dotata di una decina di posti letto potrebbe alleggerire il carico di lavoro del pronto soccorso e di tutto l'ospedale di Circolo.
«Si tratta di un reparto intermedio tra il pronto soccorso e la rianimazione, da un minino di sei fino a un massimo di dodici posti letto, che potrebbe svolgere una funzione preziosa innanzitutto per alleviare i problemi del pronto soccorso, ma di servizio per tutto l'ospedale – riferisce il parlamentare del Partito Democratico - sarebbe già pronto, con tutti i macchinari a disposizione, ma ad oggi è ancora fermo al palo». Un esempio concreto che Marantelli cita tra i possibili interventi utili a migliorare i servizi sanitari: «In Lombardia la sanità funziona e il problema non è la qualità degli interventi, ma l'accesso - prosegue ancora il deputato - E questo vale anche per Varese e il suo pronto soccorso, del quale non si può non riconoscere il lavoro encomiabile dei dipendenti. Però bisogna capire le ragioni per cui spesso va in tilt. Forse perché è stata disarticolata la medicina del territorio che faceva da filtro e perché sono stati tagliati i posti letto e l'organico, con il personale sottoposto a condizioni di super lavoro».
«La realtà - prosegue Marantelli - è che la sanità pubblica è stata impoverita di risorse per l'accreditamento di molte realtà private, spesso a prescindere dalla qualità, che ha fatto esplodere la spesa. Fino a paradossi come questo: c'è un reparto moderno e potenzialmente operativo, ma se ne ritarda l'apertura perché non si riesce ad assicurare il personale. Sono certo che il direttore generale dell'ospedale di Varese, persona di valore e buon senso, stia facendo tutto il possibile per risolvere il problema. Ma mi auguro che la politica ora posi qualche prima pietra in meno e assicuri qualche risorsa in più».
Il direttore generale Walter Bergamaschi riconosce che l'attivazione della terapia subintensiva è in progetto da tempo, anche se non è mai effettivamente avvenuta, ma precisa: «Non si tratta di un reparto, sono dieci posti letto attivabili in terapia intensiva, che dispone già di 42 letti. Il progetto di attivazione faceva parte della gamma di interventi per il pronto soccorso e in realtà servirebbe ad aiutare tutti i reparti a lavorare più velocemente. Ma quest'area deve essere gestita da anestesisti, una figura professionale oggi molto carente. Facciamo già molta fatica a mantenere in organico gli oltre 100 anestesisti: questi letti in più ne richiedono altri sei che oggi non si trovano sul mercato».
Questo non significa che l'azienda ospedaliera non ci metterà tutto l'impegno possibile: «Non appena riusciremo ad assicurare un organico sufficiente, il reparto verrà aperto - mette in chiaro il direttore generale - Ad ogni modo, ricordo che in due anni e mezzo abbiamo attivato una trentina di posti letto in più nelle aree del monoblocco. E che comunque l'attività di un ospedale non si misura solo dal numero di posti letto: noi, ad esempio, un forte miglioramento l'abbiamo ottenuto dallo spostamento dell'attività di day surgery».
Piero Orlando
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