Cinghiali, cimici e piccioni. Gli agricoltori sono assediati

Cinghiali, cimici e piccioni. Gli agricoltori sono assediati

I coltivatori varesini risentono della presenza dei diversi animali, che danneggiano i raccolti

Prima le cimici, poi i cinghiali ora i piccioni: coltivazioni e fattorie sono ostaggio della natura stessa che, quando arriva a invadere tutti gli spazi, diventa davvero nociva.

Il molteplice allarme arriva dalla Coldiretti varesina: le fastidiosissime cimici sono tornate, ce ne siamo accorti tutti, ma per alcune coltivazioni sono un vero flagello. Come per le famose pesche di Monate: quest’anno, nonostante una raccolta numericamente valida, a causa della cimice asiatica i produttori sono stati costretti a buttare il 30% dei frutti, per salvaguardare il livello qualitativo di una rinomata specialità come le pesche sciroppate di Monate.

«Sembrava un anno favorevole, questo- racconta Luca Franzetti, imprenditore agricolo 48enne di Monate -. Il grande caldo ha reso i frutti sugli alberi molto zuccherini, e la siccità non ci ha colpito perché è venuta dopo la fase di maturazione. Peccato che poi siano arrivate le cimici a invadere i frutteti».

La cimice asiatica è una piaga paragonabile alle cavallette dei racconti biblici spiega Fernando Fiori, presidente di Coldiretti Varese: «La loro elevata riproduttività le rende un fenomeno difficile da debellare: basti pensare che questi insetti sono in grado di depositare uova due volte l’anno, sfornando tra i 3 e i 400 esemplari per volta. La loro diffusione è favorita dai cambiamenti climatici che portano a un generale innalzamento delle temperature medie, e dalla mancanza in Italia di antagonisti naturali».

Insetti capaci di causare in poco tempo danni ingenti alle colture, si nutrono principalmente di frutti e ortaggi, tra cui pesche, mele, soia, ciliegie, lamponi, pere e fagiolini. Per alimentarsi, la cimice perfora con l’apparato boccale il frutto per succhiarne fuori i nettari, causandone però la formazione di aree necrotiche nella polpa o la formazione di fossette sulla buccia.

Come se non bastasse dai campi agli agriturismi, a Varese continua l’assedio dei cinghiali. Negli ultimi 10 anni, stima la Coldiretti, il conto già salato dei danneggiamenti degli ungulati nel nostro territorio è cresciuto dell’85%.

«Senza contare tutti quegli episodi non segnalati dai nostri agricoltori, a causa di una burocrazia che oggi è troppo complessa e che non garantisce sicurezza nel risarcimento dei danni. Così, molti imprenditori agricoli della nostra provincia, preferiscono non denunciare e provvedere da sé nel sobbarcarsi tali costi», spiega il presidente di Coldiretti Varese. Negli ultimi tredici anni, spiega l’associazione degli agricoltori, i danni causati dalla fauna selvatica, sia alle coltivazioni che alle auto, visti gli incidenti che questi animali provocano, hanno superato i 17 milioni di euro in Lombardia, con una media di 15 incidenti stradali al mese.

Ma i problemi arrivano anche dall’alto: i famigerati piccioni, che sono il flagello delle fattorie.

Puntano alle mangiatoie degli animali e ai raccolti di cereali, danneggiando le colture di riso, mais, frumento, orzo, soia e girasole. Un problema conclamato, visto che i danni da piccione nel nostro territorio superano il 10% del totale da fauna selvatica: «Sia nelle campagne che nelle città, il problema che si pone è quello di un contenimento delle popolazioni — spiega Fiori — che si rileva sempre complicato e quasi mai efficace. L’emergenza è anche di carattere sanitario, visto che il guano di tali volatili non solo è responsabile di danni da corrosione, ma i luoghi dove trovano riparo popolano di agenti patogeni e parassiti derivanti dai detriti organici».


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