Ecco il pezzo che non avrei mai voluto scrivere. Tra rabbia e gratitudine, vi dico “arrivederci”

Ecco il pezzo che non avrei mai voluto scrivere. Tra rabbia e gratitudine, vi dico “arrivederci”

L’editoriale del direttore Francesco Caielli

Prima o poi, nella vita di un giornalista, arriva: il pezzo che non avresti mai voluto scrivere.

E ci si può preparare finché si vuole ma quando arriva fa comunque male: ed è difficile, difficile da buttare giù. Dunque, eccolo qui: il pezzo che non avrei mai voluto scrivere. La Provincia di Varese toglie il disturbo: dopo dodici anni, tre mesi e tre giorni di vita dice addio ai suoi lettori. Domani troverete in edicola l’ultimo numero del giornale. E il pezzo che non avrei mai voluto scrivere può essere solo un pezzo fatto di gratitudine e rabbia. Gratitudine verso chi c’è stato e ci sarà: qui dentro (da Federica in giù) sposando una causa, fuori da qui (Francesca) sposando un uomo ma insieme un mondo di idealismi e orari farlocchi. Gratitudine verso Piero, un uomo capace di essere Uomo fino alla fine, di metterci la faccia (e non solo quella): e i suoi figli possono davvero essere orgogliosi di lui. Gratitudine verso ogni lettore, ogni singolo lettore e verso chi in queste ore ci sta facendo sentire la sua vicinanza (“Varese Nascosta”, siete splendidi). Gratitudine (e un filo di invidia, maledizione) per chi continuerà a fare questo lavoro in questa città: la Prealpina è un grande giornale fatto da ottimi colleghi (non tutti) ed è stato un onore darle fastidio, VareseNews è un grande giornale fatto da ottimi colleghi (Damiano, ti voglio bene) ed è stato un onore dargli fastidio. Gratitudine verso quei collaboratori che ci sono stati e hanno capito.

Rabbia nei confronti di chi ha dato tutto per scontato, di chi ha remato contro, di chi ha tradito la fiducia. Rabbia verso la cecità di colleghi, più anziani e navigati di noi, che credendo di difendere un mondo che non c’è più (con regole assurde, privilegi anacronistici, pretese arcaiche) stanno uccidendo il mondo che vorrebbe provare a nascere e tarpano le ali a chi sogna di fare questo lavoro. Rabbia verso chi ha messo la rabbia davanti all’amicizia e ai chilometri di strada fatti assieme. E poi, ecco: ci siete voi che state godendo. Uno dei miei maestri di giornalismo (e di vita) un giorno mi disse «Ricordati: se arrivi a sera senza aver fatto incazzare nessuno, significa che non hai fatto bene il tuo mestiere». Ecco perché ogni risata, ogni brindisi, ogni sorriso accennato di chi sta festeggiando a questa notizia sarà per noi come una stella al merito. Certo, magari dopo aver brindato, vergognatevi un po’. E ricordate quell’antico proverbio arabo: “Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto. Ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani”. Continuate pure ad abbaiare. Noi, intanto, ci proviamo: perché siamo cocciuti, perché ci crediamo, perché c’è ancora spazio per sognare. Stiamo lavorando a un progetto che tenga in vita questo meraviglioso patrimonio e continueremo a farlo finché ci sarà uno spiraglio di luce: seguiteci sulla nostra pagina Facebook, nei prossimi giorni.

E adesso, scusate ma si sta facendo tardi. «Ragazzi, diamo un occhio alla prima? Le locandine sono andate? Dai che abbiamo già sforato e in tipografia si incazzano. Pronto, proti? Varese ha chiuso. Spegni le luci e chiudi la porta, e mi raccomando togli la chiave che sennò domani non riusciamo a entrare. Buonanotte ragazzi, e grazie».

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