«Era dotato di grande ironia. Sapeva sempre cosa dire»

«Era dotato di grande ironia. Sapeva sempre cosa dire»

Terziroli racconta la sua amicizia con l’ex sindaco

È il tardo pomeriggio di un Santo Stefano malinconico, che la nebbia avvolge calando la città in un tempo sospeso.

Giuseppe Terziroli ha appena partecipato a San Vittore di Casbeno ai funerali dell’amico Maurizio Sabatini, scomparso due giorni prima, la Vigilia di Natale, dopo una lunga malattia, all’età di 71 anni; e cercando di trattenere la commozione si affida ai ricordi di gioventù che lo hanno visto formarsi negli ambienti cattolici metropolitani prima, cittadini poi e protagonista della politica degli anni Ottanta della Città Giardino.

«Eravamo molto amici. Quando mi incontrava tirava sempre fuori una battuta che mi faceva ridere: era dotato di un’ironia e soprattutto un’autoironia innate». Doti che lo avevano sostenuto, assieme all’incrollabile fede, anche nei periodi più difficili.

«Eravamo praticamente coetanei: io del 1948, lui del ’47. Venivo dall’esperienza come assessore ai Lavori Pubblici e Bilancio, dall’80 all’85, nella giunta Gibilisco: con lui ero rimasto consigliere comunale. Sabatini, geometra e libero professionista, era cresciuto negli ambienti giovanili dell’Azione Cattolica di Biumo Inferiore; delegato provinciale dei giovani democristiani fino al 1973, successivamente era stato sindaco di Varese per un quinquennio, ereditando lo scettro di Pippo (Gibilisco, ndr). Il mio ricordo personale risale proprio agli anni Settanta: frequentavo, essendo stato veicolato dai miei studi in Cattolica – avevo come insegnante di teologia don Giussani - Gioventù Studentesca, che aveva sede in piazza Beccaria, sopra il ristorante da Vittorio: un movimento cattolico prevalentemente diffuso nelle scuole superiori. Nel ’75 un’illuminazione di Maurizio Sabatini, che era dotato di grandissimo fiuto politico – era un vero e proprio stratega - fece convergere nella Democrazia Cristiana, di cui era il rappresentante giovanile, il movimento Gioventù Studentesca all’interno del partito».

Erano gli anni delle tante correnti della DC: Forze Nuove dello stesso Terziroli, Morotea di Adalberto Cangi e Giuseppe Adamoli, Dorotea legata al centro di Folrani, Emilio Colombo, Mariano Rumor; «c’era poi la corrente di base, quella di De Mita, e poi Comunione e Liberazione, che si era fatta erede di Gioventù Studentesca. Sabatini vi aderì e mi propose di entrare: ma io, legato com’ero alla mia storia, rifiutai». Il giudizio politico che Giuseppe “Pino” Terziroli conserva dell’amico Maurizio è nitido.

«Fu un ottimo sindaco - dice l’ex assessore di Varese - e persona schietta e pratica; ed era un borgomastro che ascoltava e sapeva valorizzare le persone che gli stavano intorno, e dare il giusto risalto alle competenze altrui. Nella sua umiltà di sapersi mettere da parte quando si trattava di affrontare determinati argomenti culturali eruditi si era saputo fidare di una classe burocratica altamente competente, che aveva ereditato da Gibilisco prima e Ossola poi».


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