Gioia Geniez: «La vittoria più bella della carriera». Nibali: «Ci ho provato»
Uno dei momenti della premiazione della 97esima edizione della Tre Valli Varesine (Foto by Sara Rutkowks / Varese Press)

Gioia Geniez: «La vittoria più bella della carriera». Nibali: «Ci ho provato»

Tre Valli Varesine, il vincitore costretto ad attendere 20 minuti prima di parlare...

Dopo una lunga attesa in conferenza stampa prima di prendere la parola, Alexandre Geniez è libero di sfogare la sua gioia e la sua soddisfazione per la vittoria alla Tre Valli Varesine, alla terza partecipazione nella sua carriera. Ecco, prima di continuare, se c’è un appunto da muovere alla giornata arriva proprio in coda alla corsa: la conferenza stampa a margine di una gara, storicamente, nasce per ascoltare e condividere le emozioni dei corridori. Non, quindi, per sorbirsi un lungo sermone di sindaci, presidenti ed autorità sull’importanza della manifestazione.

Sinceramente, ne avremmo fatto volentieri a meno così come ne avrebbe fatto altrettanto a meno Alexandre Geniez, che ha dovuto attendere oltre venti minuti (dopo cinque ore di corsa) prima di prendere la parola. Poi, è riuscito finalmente a dire la sua: «Ho avuto paura di non farcela perché sul traguardo avrebbero potuto passarmi in qualsiasi punto. Non avrei attaccato se non si fossero mossi prima Nibali e Pinot, però queste sono corse in cui bisogna saper aspettare e colpire». Non era sicuramente tra i favoriti, faceva parte di quella categoria di corridori che passa in secondo piano scorrendo la startlist, eppure ha avuto ragione su tutti vincendo da outsider, da sorpresa. Tanto che nemmeno lui pensava di potercela fare: «Ero consapevole di stare bene e di essere in un buon momento di forma - ammette lui stesso - però mai avrei pensato di poter vincere, visti tutti i campioni che c’erano alla partenza. Forse è la vittoria più bella della mia carriera, la dedico alla mia compagna e a mia figlia».

Ora rivedremo Geniez in gruppo domani mattina alla Milano-Torino (partenza da San Giuliano Milanese) e sabato al Lombardia (da Bergamo a Como), difficile però che assuma i gradi di capitano per queste corse: «Non credo, la Milano-Torino ha un finale molto duro mentre il Lombardia, se possibile, è più duro ancora. Quindi sarà difficile essere protagonisti». Sperava di poter bissare il successo del 2015 Vincenzo Nibali, anche in vista del Lombardia di sabato che si corre sul versante a lui più caro; nonostante ciò, il terzo posto gli lascia buone sensazioni: «Gli ultimi sette giri sono stati tirati e pieni di scatti, Gasparotto e Visconti hanno fatto un grande lavoro, ho provato a fare la stessa azione di due anni fa cercando di arrivare da solo in cima alla salita. Pinot è stato bravo a prendermi la ruota, agli ultimi 1500 metri ho cercato un punto per provarci ma siamo arrivati alla volata a tre. In vista del Lombardia la condizione è buona, tanti sanno che sto bene ma non sarà facile perché in molti faranno la corsa su di me».

Contrastanti invece le emozioni dei quattro varesini in gruppo. Partiamo dal giovane Alessandro Covi, all’esordio tra i professionisti: «È stata molto dura, tosta, ho tenuto per circa 160 chilometri che è la distanza che facciamo di solito tra gli Under 23. Sapevo che dopo quel limite sarebbe stata dura, anche perché sono chilometri corsi ad un ritmo completamente diverso. Ho tenuto i primi cambi di ritmo, però poi qui è tutto un cambio di ritmo e al quarto passaggio non ce l’ho più fatta. Detto questo sono molto soddisfatto, ho corso con un sacco di campioni, avevo tanti amici a bordo strada, ho fatto un po’ di esperienza che mi servirà per crescere, visto che sono giovane ancora». Eugenio Alafaci sapeva fin dalla partenza quanto la giornata fosse difficile per lui, eppure torna a casa abbastanza soddisfatto: «Sapevo che sarebbe stata dura per me e la gara è andata proprio come pensavo, si è fatta dura fin da subito, non avrei mai potuto giocarmela anche perché i primi tre sono scalatori». Ha poche parole invece Edward Ravasi, stanchissimo al traguardo: «Era difficile fare la differenza, sono stati duecento chilometri di scatti e controscatti. Sono rimasto quasi sempre davanti, speravo di restare con i migliori anche nel finale ma non ci sono riuscito». Stesso discorso per Ivan Santaromita: «Abbiamo corso tutto il giorno a ritmi altissimi, sull’ultimo passaggio sul Montello non ho più avuto le gambe per stare con i migliori, anche perché questo percorso non concede mai respiro».


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