I sogni di Alessia in un caffè

I sogni di Alessia in un caffè

Attesa quasi finita - La professoressa Di Paola ci racconta la genesi del locale che sta per aprire ai Giardini

VARESE - «È un sogno vicino a diventare realtà. Ed è una gioia grandissima: ora Alessia avrà un futuro». Manca poco ormai all’apertura del Cafè21, il locale che a Palazzo Estense prenderà il posto delle storico ritrovo che per anni è stato a servizio del Comune e dei suoi utenti.
Sarà un bar speciale. Perché? È bello giocare con le definizioni di questo aggettivo per capirlo. Speciale è qualcosa che esula da ciò che è generale, ordinario o normale. Significa particolare, non comune. Speciale, però, può essere usato anche nell’accezione che rimanda a ciò che è di ottima qualità, praticamente eccellente. E allora il Caffè 21 sarà fuori dall’ordinario perché accoglierà nel suo personale di servizio 4 ragazzi affetti dalla sindrome di Down, una scelta coraggiosa ma tutt’altro che temeraria, perché il diritto al lavoro non deve conoscere barriere di disabilità né di patologie. E sarà eccellente, perché andrà a dimostrare – aggiungendosi a esempi già conclamati – che nessuna differenza cromosomica può ostare a un servizio con tutti i crismi della qualità e dell’accoglienza. Anzi, proprio il contrario.

Scuola-lavoro per tutti

Tra i giovani che prenderanno parte attivamente al progetto ci sarà anche Alessia Ravarotto, diplomatasi lo scorso anno all’Istituto Einaudi di Varese. Alessia ha già una certa esperienza nel campo, avendo frequentato un periodo di alternanza scuola-lavoro presso la pizzeria Bella Napoli di Varese, con ottimi risultati e tanto entusiasmo. Di lei ci parla Antonella Di Paola, sua insegnante di sostegno all’Einaudi ma soprattutto persona a lei vicina per affetto e condivisione di un sogno: «Con Alessia si è creato un rapporto molto forte. Il mio percorso professionale con lei si è esaurito lo scorso anno ed è stato molto soddisfacente. A livello personale, però, la seguirò certamente in questa sua nuova avventura». La quale, come ci spiega la professoressa Di Paola, è nata da un’esigenza: «Cercavamo una struttura che potesse permettere ad Alessia di partecipare all’alternanza scuola-lavoro, obbligatoria per gli studenti del nostro istituto. Siamo finiti a Milano, alla Locanda alla Mano, un locale aperto a Parco Sempione e gestito da 8 ragazzi down. Lì l’avrebbero anche presa, ma è sorto il problema degli spostamenti: Alessia è autonoma, ma andare tutti i giorni a Milano sarebbe stato troppo».

Come a Milano

Che fare? Il problema “scolastico” viene risolto con il coinvolgimento della Bella Napoli, ma nella Città Giardino rimane una mancanza che si fa sentire. Un giorno, durante un viaggio in treno, l’idea: perché non creare anche da noi un posto come la Locanda alla Mano?
«I dirigenti del locale milanese sono stati molto gentili e ci hanno spiegato tutta la trafila. A quel punto siamo partiti con il progetto, che è stato portato avanti dai genitori di Alessia e da altri genitori». Trovando la corrispondenza nella cooperativa La Corte, che ha tessuto le fila fino a quella realizzazione cui manca davvero poco. Per la gioia di Alessia: «Non sta più nella pelle – confida la sua ex prof – Ci sentiamo quattro o cinque volte al giorno ed è entusiasta. Abbiamo seminato qualcosa e ora sta maturando: penso che il Café21, oltre che essere un modo concreto per dare un futuro lavorativo a persone diversamente abili, possa diventare una sorta di scuola e dare lustro alla città di Varese».


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