Il dramma dei senza tetto con l’inverno che incombe
L’arrivo del grande freddo rappresenta un rischio per la vita delle persone che vivono senza un tetto sopra la testa

Il dramma dei senza tetto con l’inverno che incombe

Il responsabile della Caritas varesina, don Marco Casale, racconta la situazione degli ultimi

Mentre si avvicina il Natale, e il grande freddo incombe da alcune settimane, è lecito chiedersi quale sia la realtà dei senza dimora nella città di Varese, numeri alla mano, e quanti posti letto siano loro garantiti nelle notti più gelide dell’anno. «Si tratta di una situazione – spiega don Marco Casale, responsabile della Caritas varesina - monitorata sia dalle istituzioni sia dal terzo settore, ossia tutte le realtà che si attivano da tempo sul problema, almeno da quando fu istituito da Enrico Angelini tre anni fa il tavolo delle emergenze legate al freddo».

«In prima battuta, presso il Dormitorio Chalet Martinelli sono disponibili 14 posti letto: Piera Cesca e Walter Piazza, rispettivamente direttrice e presidente dell’associazione Angeli Urbani, offrono la soglia più bassa dell’accoglienza, perché basta avere un documento d’identità per poter usufruire del servizio, che è espressione diretta del Comune». Si tratta di un luogo di raccolta per le persone in difficoltà, che diventa dormitorio per la notte e dove sono anche offerti alcuni pasti da Dussmann, la ditta appaltatrice delle mense scolastiche. «Il Comune ha poi appaltato alla Cooperativa Lotta contro L’Emarginazione Onlus (C.O.L.C.E.) 20 posti nel dormitorio di viale Maspero 20, riservato a uomini che abbiano la residenza a Varese. Si tratta di una soglia di accoglienza più alta, perché non basta esibire il solo documento di identità».

Oltre ai due servizi offerti dal Comune ci sono anche quelli della Caritas, che lavora in sinergia con le istituzioni. «Prima di tutto abbiamo Casa San Carlo in via Santa Maria Maddalena 14. Sono dieci posti letto per uomini, che dal mese di febbraio diventeranno 20. In questo progetto di emergenza sono richiesti i documenti di identità. Non si tratta però di una prima accoglienza, perché è un servizio con finalità socio-educativa che cerca di far ritrovare l’autonomia a chi l’ha persa: è un progetto di residenzialità e non solo di accoglienza notturna, con l’ausilio del personale qualificato della Cooperativa San Luigi. Le persone che sono state a Casa San Carlo, in fase di ripresa, sono indirizzate negli appartamenti per l’autonomia gestiti dalla Caritas: in queste realtà residenziali sono garantiti 15 posti. Il totale garantito dalla Caritas per gli uomini è dunque di 25 posti che da febbraio diventeranno 35».

C’è poi un ultimo servizio, esclusivamente femminile, offerto da Caritas: si tratta di Casa Santa Margherita. «Abbiamo due appartamenti a Giubiano, in via Catalani e in via Bligny, per un totale di cinque posti letto in tutto: il bisogno, declinato al femminile, è minore. Avevamo anche otto posti in precedenza da offrire, e non li abbiamo mai riempiti. Il 90% dei senzatetto varesini, dai monitoraggi, è rappresentato da uomini».

Questo tipo di accoglienza si configura come una housing sociale, ossia una residenzialità assistita con finalità socio educative. Ma quanti rimangono fuori? «Sugli “invisibili” – chiarisce don Casale - il dibattito è sempre aperto. Però abbiamo i nominativi che ci fornisce la COLCE attraverso il servizio Drop-in di regione Lombardia, con sede in via Walder, che monitora le persone legate alle dipendenze e che dormono all’addiaccio, stabilmente, per problemi di ludopatie, tossicodipendenze e alcoolismo: si parla di circa 20/30 persone in totale, che a seconda dei momenti diminuiscono o aumentano leggermente. Non si possono fornire i nomi perché la regione garantisce l’anonimato e la riservatezza, ma le statistiche sono ufficiali».


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