La povertà ora non è più invisibile. Scoppia l’emergenza dei senzatetto

La povertà ora non è più invisibile. Scoppia l’emergenza dei senzatetto

I posti a disposizione dei “disperati” non bastano più. Occorre dare nuove risposte

Nel tepore delle nostre serate casalinghe, col pensiero ai mille problemi della vita quotidiana, spesso non pensiamo a chi non ha nemmeno un posto dove dormire, col freddo intenso che gela le ossa. Per fortuna ci sono le associazioni di volontari che si dedicano agli altri con silenziosa costanza, facendo quello che si può con ciò che si ha e credendo sempre di non aver mai fatto abbastanza.
«I problemi sono sempre gli stessi, nonostante gli sforzi di tutte le associazioni, i dormitori ed i ricoveri d’emergenza non servono a risolvere la situazione definitivamente, ed il problema non scompare se si alza la temperatura di qualche grado: la gente può morire lo stesso anche con 2 gradi, non c’è bisogno che si arrivi per forza a meno 7».
È il pensiero di Maura Aimini, coordinatrice dei City Angels Varese. «Il problema per i senzatetto è l’emergenza che si presenta fissa ad ogni inverno con l’arrivo del freddo, mentre la soluzione potrebbe essere quella di pensare a degli interventi più strutturati durante il corso dell’anno, per arrivare preparati in autunno», sottolinea, puntualizzando che: «Quest’anno abbiamo tamponato le emergenze, ma c’è bisogno di lavorare molto prima per trovare delle soluzioni concrete. Forse c’è bisogno di un’altra struttura che lavori su persone che rimangono temporaneamente in strada in attesa di essere indirizzate verso i servizi sociali. Una sorta di posto che possa fare accoglienza. E poi lavorare prima per arrivare pronti all’emergenza freddo e censire le persone. Se prendiamo l’esempio del recente sgombero dell’ex Enel, o di altri casi in cui si parla di giacigli fortuiti delle persone, una volta che vengono mandate via la situazione non cambia: queste persone cercheranno infatti degli altri posti fino a che non si arriverà ad altre segnalazioni, anche perché l’alternativa è il cielo aperto, che d’inverno non è praticabile».
Secondo la Aimini non è più quindi una questione relativa strettamente alla sicurezza, ma più al lato sociale: «In giro ci sono molte persone recuperabili, sulle quali si potrebbero creare dei programmi sociali per aiutarli in un reinserimento. Poi c’è anche chi delinque, ma di loro si occupano già le forse dell’ordine che stanno facendo un ottimo lavoro».
L’ultima morte in città che aveva fatto molto discutere è quella di Thomas Fioravanti, venuto a mancare nei giorni prima di Natale del dicembre del 2011 a causa del freddo, in uno stabilimento abbandonato. «Era un ragazzo che noi seguivamo ed e da lì che noi abbiamo iniziato a maturare l’idea di recuperare chi vuole farsi aiutare».

«Abbiamo tutti i posti occupati e non possiamo più rispondere alle richieste che ci arrivano», sottolinea Walter Piazza, presidente degli Angeli Urbani che dal 2007 accolgono dai 14 ai 16 senzatetto, a seconda dell’emergenza. «Si tratta di persone che di solito entrano alla sera alle 19 ed escono alla mattina verso le 8».
Poi continua a spiegare che: «Fino alla fine di febbraio, in collaborazione con la Croce Rossa e la Caritas, raccogliamo i senzatetto che troviamo in giro e li accompagniamo ad un furgone della Croce Rossa che a sua volta li porta in un ricovero per la notte».
Ad ogni modo secondo Piazza, «si potrebbe ampliare la struttura della Croce Rossa o crearne un’altra che potremmo anche gestire noi in questi casi di emergenza, visto che il servizio insieme alla Croce Rossa sta funzionando molto bene».

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