Lo “Iat” chiuso a Ferragosto: «Siamo una città per turisti?»
Gli uffici dello Iat resteranno chiusi a Ferragosto. Ed è polemica

Lo “Iat” chiuso a Ferragosto: «Siamo una città per turisti?»

L’ufficio Informazioni Turistiche non aprirà il giorno dell’Assunta. Il web: «Cecchi si dimetta»

Si fa tanto parlare del rilancio di Varese come città turistica, ma a quanto pare a Ferragosto turisti “veri” e turisti in casa propria, per necessità o per scelta, dovrebbero essere tutti altrove: sì, perché l’ufficio del Turismo di piazza Montegrappa angolo via Bernascone rimarrà chiuso proprio il giorno dell’Assunta e la polemica, com’era da aspettarsi, non ha tardato a divampare sui social.

Social che del resto lo IAT – acronimo che sta per Ufficio Informazione ed Accoglienza Turistica - usa un po’ pochino nel mese turistico per eccellenza per lo scopo che si prefigge, ossia di promuovere il nostro territorio nelle sue bellezze paesaggistiche, nella sua cultura, nell’arte e negli eventi tematici: per quanto riguarda Facebook, il social in assoluto più frequentato, i post di agosto sono in tutto quattro (l’aggiornamento era quotidiano nel mese di luglio), mentre per quanto riguarda Twitter, il social “elitario”, che nel profilo programmaticamente proclama “I nostri tweet vi aiuteranno a scoprire le bellezze di Varese, le opportunità di turismo e gli eventi che accadono in città”, l’ultimo “cinguettio” è fermo al 17 luglio. A scatenare la protesta con toni piuttosto accesi e retorica secca è Gianluca Bertoni, ingegnere e meteorologo. «Con questo abbiamo stabilito che Varese non è una città a vocazione turistica» scrive sul suo profilo. «Invito l’assessore del turismo di Varese a dimettersi e lasciare il posto a qualcuno che abbia a cuore la città e sappia valorizzarla. E smontate anche quel container da campo che c’è in piazza. Portatelo ad Amatrice ed utilizzate gli spazi a disposizione. Dopo più di un anno non si vede nulla di concreto. Con due patrimoni Unesco non siamo in grado di rilanciare il turismo. Ci sono paesi (non città d’arte) che hanno costruito il loro turismo sul nulla valorizzando anche le cose apparentemente insignificanti».

Parole dure a cui fa eco una sequela di commenti, alcuni più temperati, altri egualmente polemici, ma tutti sulla stessa lunghezza d’onda: le potenzialità di Varese sono enormi, ma invisibili ai più per colpa di una promozione affidata quasi esclusivamente ad un manipolo di pochi cultori della materia volenterosi ed appassionati che hanno fatto della causa una questione personale e di principio, affidando le loro segnalazioni proprio a Facebook, Instagram e Twitter.


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