Una cena come la prima campanella. Un’emozione cristallizzata nel tempo
La classe quasi al completo

Una cena come la prima campanella. Un’emozione cristallizzata nel tempo

Ieri la classe femminile anno 1967-68 di quella che sarebbe diventata poi la Sacco si è ritrovata. Tra ricordi, lacrime e sorrisi

VARESE - Domenica 12 novembre 2017: un cartello con la scritta 1961 a caratteri cubitali troneggia sulle vetrate della pizzeria Don Carlos di via Molina, indicando l’anno di nascita delle numerose “ragazze” che stanno festeggiando in un tavolo riservato alla loro allegra compagnia.

È una prima femminile di cinquant’anni fa: quelle stesse remigine che il primo di ottobre del 1967 salivano per la prima volta i gradini delle Nuove Scuole Elementari di Belforte, attive dal ‘64 e non ancora la “Sacco” – l’intitolazione sarebbe arrivata pochi anni più tardi, nel ’73 – e che sarebbero state accolte al primo piano nella classe della maestra Giovanna, sposata con il maestro Giuseppe Mina, maestro della prima maschile al piano di sotto.

Sono arrivate puntali ed emozionate all’appuntamento come fosse il primo giorno di scuola, qualcuna facendosi accompagnare dalla mamma, nella tenerezza cristallizzata di un tempo. Per segnaposti, graziosi fiocchi rosa, a ricordare quelli che facevano bella mostra di sé sul grembiulino bianco di bucato: «È arrivato un messaggio da Marco, il figlio della maestra!» grida commossa Alessandra, che poche settimane fa assieme a Daniela ha partorito l’idea e l’organizzazione.

«Per ritrovarci tutte abbiamo preso una foto di classe e abbiamo creato un gruppo WhatsApp di passaparola» spiega la figlia del “Ghigna”, lo storico elettricista di Belforte. «Ma non è stato facile: molte di noi si erano trasferite altrove negli anni. Ne mancano cinque all’appello: tre non sono potute venire, due non siamo proprio riuscite a trovarle, e una non ci ricordiamo più chi sia!». Qualcuna è stata reclutata grazie a Facebook. «Ho frequentato la scuola di via Brunico fino alla quarta – spiega Patrizia, recentemente trasferitasi a Caravate dopo aver vissuto una vita in Svizzera – dopodiché i miei si sono trasferiti a Biumo e sono andata alla Cairoli. Un giorno di due settimane fa ricevo una richiesta di amicizia da Alessandra: il nome mi diceva qualcosa ma la foto nulla. Due giorni dopo arriva anche quella di Daniela: improvvisamente il flash, mi commuovo, rispondo ad entrambe e stasera sono qui».

Occhi lucidi per molte di loro, che ridono, scherzano e si abbracciano come fossero ancora bambine. «Vi ricordate che la maestra ci insegnava anche il francese?» Emanuela, la peperina della classe, imposta la voce per imitarla, dopo tanti anni, e ci riesce benissimo, suscitando l’ilarità generale. Un diario dei ricordi dalla copertina giallo ocra circola con disegni e dediche vergati dalle manine ingenue di allora e si bagna di qualche lacrima mentre affiora quel “ti ricorderai per sempre di me per sempre, anche quando saremo anziane”.

Emilia insegna lettere a Lugano e saltella di posto in posto per ritrovare le sue amiche e conoscerne il cammino percorso. Carmen, la proprietaria dello Stelvio, ha supervisionato da vicino l’evento. «Guardandoci negli occhi, siamo veramente noi» spiega con un velo di commozione la sua omonima Carmen mentre arriva in tavola la magnifica torta con impressa la foto di classe.

Bisogna fare in fretta a tagliarla, perché Paola – che adesso è maestra alla Morandi – ha il turno in Croce Rossa. Si radunano per la foto, e con loro ci sono anche Cristina, Gabriella, Marisa, Cinzia, Mirella e una seconda Paola: uno scatto per immortalare un’amicizia eterna e una scuola che ha formato le menti e i cuori.

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