«Un’Europa più forte solo se si riavvicinerà alle esigenze della gente»

«Un’Europa più forte solo se si riavvicinerà alle esigenze della gente»

L’analisi di Raffaele Cattaneo: «Obiettivo concretezza»

«L’Europa che si riavvicina ai territori e alle loro esigenze concrete potrà anche riavvicinarsi ai cittadini». Unanimità: il parere presentato al Comitato delle Regioni da Raffaele Cattaneo, presidente del Consiglio regionale lombardo, ha centrato il segno. Un risultato importante, che può dare una svolta sul tema delle strategie macroregionali, riportando i territori al centro delle politiche di coesione dell’Unione Europea.

Cosa rappresentano le strategie macroregionali per il nostro territorio?

Sono importanti, perché le Macroregioni sono regioni che nascono al di là dei confini nazionali su temi che interessano i territori, come la Macroregione Alpina, ma che hanno bisogno di un risvolto più concreto. Quello che noi chiediamo all’Europa è che i cittadini possano toccare con mano i risultati concreti di queste strategie. Solo così possiamo far diventare queste strategie un acceleratore formidabile, un turbocompressore nei motori dei nostri territori, delle nostre regioni, dei nostri enti locali sui temi che ci stanno più a cuore. In particolare la Macroregione Alpina, che è la più recente ma anche quella che ha prospettive di sviluppo più interessanti e che è partita con il piede giusto.

I cambiamenti prospettati però entreranno in vigore solo dopo il 2020?

Sì, ma alcune cose si possono fare subito con la cosiddetta revisione di assestamento del bilancio europeo di medio termine, che è in corso proprio adesso. Può già prevedere raccordi più diretti tra i fondi europei e la strategia macroregionale, anche se l’orizzonte è soprattutto post-2020, con il nuovo settennato, quando il rischio concreto all’orizzonte è la riduzione dei fondi europei di coesione. Le strategie macroregionali possono essere una risposta per sventare questo rischio.

L’unanimità sul suo parere sulle strategie macroregionali è un messaggio forte?

Lo è, perché non è così frequente che i pareri vengano approvati all’unanimità al Comitato delle Regioni. Anche gli apprezzamenti ricevuti sono il segno che il lavoro fatto ha trovato una sintesi in cui tutti si sono riconosciuti. Importante è stato anche il fatto che era presente il relatore del Parlamento europeo Andrea Cozzolino: quando Comitato delle Regioni e Parlamento Europeo si mettono insieme, difficilmente la Commissione può non tenerne conto.

È un riaffermare l’idea di un’Europa delle regioni, che parte (o riparte) dal basso?

Vedo due dimensioni. Da un lato, quella politica: oggi l’Europa è percepita dalla gente come troppo distante, con decisioni che si calano dall’alto, prese a Bruxelles e calate sulla testa delle persone, che non le capiscono. Se vogliamo invertire questa tendenza, c’è un solo modo: riportare l’Europa vicina al territorio e ai cittadini. Quella che io definisco l’idea di un’Europa bottom-up: le strategie macroregionali sono uno strumento perfetto sotto questo punto di vista. Un esempio? Le “Confindustrie” della Macroregione Alpina hanno stilato un documento comune per delineare i possibili vantaggi delle strategie macroregionali in termini di competitività, segno che il territorio sente sua questa esigenza. L’altra dimensione è quella pragmatica: attorno alle strategie macroregionali possiamo elevare all’ennesima potenza il lavoro che in questi anni abbiamo fatto sui nostri territori con i progetti Interreg. Un piccolo strumento di cooperazione transfrontaliera, se paragonato alle strategie macroregionali, ma in grado di mettere realmente in campo linee di azione comune condivise tra i vari Paesi sui temi più importanti, come ambiente, mobilità, infrastrutture, sviluppo economico. Cose molto concrete, non solo auspici, come dimostrano gli esempi concreti in corso in altri territori.

È questa la risposta all’Europa che si sgretola della Brexit?

Questa è l’Europa che vogliamo. La Brexit non è solo un monito, è un fatto, un pericolo in corso. Se l’Europa non si vuole disgregare, deve superare l’idea di un’Europa che media tra le volontà degli Stati nazionali, per diventare l’Europa dei padri fondatori, cioè dei popoli e dei territori. Oggi purtroppo non è così, ma perché cambi occorrono strumenti concreti: come le strategie macroregionali.

Sbagliamo se immaginiamo che di questi temi non si sentirà molto parlare in campagna elettorale?

Purtroppo no. Come troppo spesso nelle campagne elettorali italiane, in particolare, si è parlato pochissimo di Europa, salvo poi scoprire che la gran parte delle decisioni che avevano riflessi sulla nostra vita quotidiana, anziché dal nostro Parlamento a Roma erano prese dal Parlamento europeo e dalla Commissione europea qui a Bruxelles.


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