Appartamenti auto e garage. Il riciclo mafioso nel Varesotto
A provvedere al sequestro i finanzieri del comando provinciale di Catania (Foto by Archivio)

Appartamenti auto e garage. Il riciclo mafioso nel Varesotto

Imprenditore siciliano accusato di affiliazione a Cosa Nostra: beni sequestrati anche in provincia a Caravate e Cocquio Trevisago

CARAVATE e COCQUIO TREVISAGO - Cosa Nostra riciclava denaro nell’alto varesotto tra Caravate e Coquio Trevisago: sotto sequestro finiscono tre appartamenti, tre garage e cinque vetture in “quota” per l’accusa all’imprenditore siciliano Vittorio Rosario D’Agosta, 64 anni, considerato vicino ai clan della criminalità organizzata catanese.

Sono beni per un valore complessivo di 30 milioni di euro quelli sequestrati dai finanzieri del comando provinciale di Catania coordinati dal generale Antonio Quintavalle Cecere, su disposizione del Tribunale di Ragusa all’imprenditore siciliano ritenuto contiguo a “Cosa Nostra” catanese non prima di essere stato un affiliato alla “Stidda”. Le indagini delle fiamme gialle hanno accertato che i beni illecitamente accumulati da D’Agosta sono il frutto della monopolizzazione, avvenuta già negli anni novanta, del settore della commercializzazione e installazione degli apparecchi da gioco “truccati” nel territorio vittoriese.

Tra questi ci sono anche gli appartamenti varesotti. I sigilli sono scattati all’alba di ieri mattina: per l’accusa le proprietà di Caravate e Cocquio Trevisago erano riconducibili a società gestite in modo occulto da D’Agosta.

Quello delle slot è considerato un affare lucroso storicamente appetito alle organizzazioni criminali anche per la possibilità di riciclare danaro “sporco”. Nel corso degli anni diversi controlli amministrativi hanno portato al sequestro di numerosissime “macchinette” illegali, con conseguente revoca delle licenze per la gestione degli apparecchi da gioco.

Tuttavia, il D’Agosta continuava a permanere nel settore attraverso la creazione di società le cui quote venivano affidate al figlio e alla figlia della convivente, anche per evitare l’applicazione delle misure di prevenzione antimafia. Le indagini patrimoniali dei militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Catania, guidati dal tenente colonello Francesco Ruis, condotte anche con l’ausilio del sofisticato software “Molecola”, sviluppato dalla Guardia di Finanza per l’acquisizione massiva e l’analisi di tutte le informazioni rilevabili dalle numerose banche dati, si sono allungate dal 1991 al 2015.

I complessi accertamenti di polizia economico-finanziaria, e le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno evidenziato una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati dal nucleo familiare del D’Agosta e le sue acquisizioni immobiliari.

Con un dato significativo: in ben 12 annualità su 25 monitorate, la famiglia D’Agosta non ha dichiarato alcun reddito al fisco. Il patrimonio illecitamente accumulato è costituito da 61 unità immobiliari (appartamenti, garage, magazzini, attività commerciali e terreni) tra Vittoria (59 unità) e Ragusa (2 immobili), tra le quali spicca una villetta sul mare sita nella frazione di Scoglitti, nonché da ulteriori 6 unità immobiliari (3 appartamenti con annessi 3 garage) nei comuni di Caravate e Cocquio-Trevisago e 5 autovetture.


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