Dove l’inclusione è realtà. «Siamo nati per aiutare»

Dove l’inclusione è realtà. «Siamo nati per aiutare»

La presentazione del libro del sindaco di Comerio, Aimetti, diventa occasione per un’interessante analisi

BESOZZO - La presentazione nella sala letture del Comune di Besozzo, del libro “Il viaggio dell’inclusione”, scritto dal sindaco di Comerio Silvio Aimetti, è stata anche l’occasione per fare il punto sui progetti di accoglienza di migranti in alcune realtà della provincia di Varese. Nel corso della serata besozzese si è parlato proprio della parte del libro dedicata al sociale e all’accoglienza, con tre ospiti protagonisti di altrettanti colloqui con Aimetti riportati dall’autore nel suo saggio: d on Luigi Milani, sacerdote attualmente residente a Gazzada Schianno e già parroco di Leggiuno, Simone Foti, presidente della Croce Rossa del Medio Verbano di Gavirate e Roberta Bettoni della cooperativa Lotta contro l’Emarginazione. Tre persone impegnate a vario titolo in progetti di accoglienza che stanno ottenendo risultati importanti; tutti accomunati dal fatto che ai richiedenti asilo non si dà solo un tetto, un letto e i pasti ma si mettono in piedi attività per integrarli nella società.

Parola all’esperienza

La serata è stata aperta dal sindaco di Besozzo Riccardo Del Torchio che con Comerio sta partecipando a un bando del Ministero per avviare un progetto Sprar, dove sono i Comuni i responsabili e dove oltre ad aiutare i migranti si aiutano anche gli italiani in difficoltà, come peraltro in parte già avviene.

«Il progetto di accoglienza ha permesso a Besozzo di tirare fuori il meglio che il paese possa esprimere - ha spiegato il sindaco - è stata creata un’efficace rete alla quale contribuiscono più soggetti; non dobbiamo dimenticarci che siamo nati per aiutare gli altri».

Alcuni migranti ospiti a Besozzo, tra parrocchia e Comune, alcuni hanno ottenuto già dei tirocini in aziende e un avviamento al lavoro.

«Grazie alla collaborazione di varie persone siamo riusciti a far partire un bel progetto di accoglienza - ha raccontato don Luigi - dopo le difficoltà iniziali, i migranti si sono inseriti bene nel tessuto sociale, studiano l’italiano, si impegnano in lavori di volontariato e giocano a calcio in oratorio».

I pilastri

Tre i pilastri seguiti dalla Croce Rossa gaviratese; insegnare l’italiano, lavori socialmente utili e sport. «A Gavirate i migranti hanno dipinto ad esempio la cancellata dell’istituto Stein, mentre diversi di quelli ospitati in appartamento hanno trovato un lavoro; a Cuvio, dopo un avvio complicato, la situazione è migliorata. Non riuscendo a risolvere il problema, lo Stato ha scaricato tutto su Comuni e associazioni» ha spiegato Foti.

Roberta Bettoni ha messo in evidenza come occorra «partire più che dai bisogni, dai diritti delle persone». Al sindaco di Comerio, dove grazie al progetto accoglienza due migranti hanno trovato lavoro come anche due italiani, il compito di tracciare un bilancio ancora provvisorio. «Grazie a questi progetti, i migranti non hanno mai compiuto nemmeno un reato» ha concluso Aimetti.


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