La bontà dei gesti e delle pietanze, Pierre Ley “promuove” gli alpini
Ley con la moglie a Gemonio

La bontà dei gesti e delle pietanze, Pierre Ley “promuove” gli alpini

Successo a tutto tondo a Gemonio per la serata di raccolta fondi per la chiesa di San Pietro. Il giudizio dello chef: «Patati ed erburin insuperabili»

GEMONIO - Non capita tutti i giorni di avere a tavola una chef che promuove quanto hai cucinato a pieni voti. È quanto è successo alla cena benefica organizzata in sede dal gruppo degli alpini di Gemonio, per raccogliere fondi da destinare al restauro del campanile dell’antichissima chiesa di San Pietro. Scopo nobile che potrebbe far passare in secondo piano la qualità delle pietanze preparate dalle cuoche delle penne nere, nella maggior parte dei casi mogli degli alpini stessi.

Questo a Gemonio non succede mai; dagli alpini non solo si beve ma si mangia anche bene, con semplicità, ma con tutti gli ingredienti al posto giusto. Come ha potuto constatare di persona lo chef varesotto Pierre Ley, che risiede proprio a Gemonio, che ha partecipato, con la moglie, alla cena di beneficenza delle penne nere. Menù della serata: amatriciana bianca, salumi, formaggi con contorno di patate. Tutto all’insegna della semplicità e al tempo stesso della qualità, come ha giudicato lo stesso Ley, che utilizza la sua pagina Facebook per dispensare ricette accompagnate da fotografie o per pubblicare le sue recensioni.

Non si pensi che l’esperto gemoniese sia troppo “buono” nei suoi giudizi; sulla sua pagina non mancano infatti le stroncature di ristoranti o di cibi che si è trovato nel piatto. «Buono il cibo delle cambusiere, buono lo scopo, bella l’allegria, belle, in tutti i sensi, le persone - afferma lo chef, che fino a pochi mesi fa ha ricoperto il ruolo di media relations manager di Whirlpool - ottima anche la grappa del fuciliere». Grappa che evidentemente prende il nome dalla curiosa forma della bottiglia.

A Ley sono piaciute in particolare due pietanze servite ai tavoli della festa alpina. «Nota di merito - continua lo chef - a quella che tecnicamente era una magistrale gricia di mezze maniche, pudicamente ribattezzata “amatriciana in bianco”; ottimo il guanciale, profuso ad abundantiam insieme a un degnissimo pecorino». Ma sono state soprattutto le patate, rigorosamente coltivate in loco, ad aver conquistato definitivamente il palato dell’esperto. «”Patati e erburin”, cun i pomm de tera de la Lisciosa - racconta Ley - è bello vedere come ancora ci sia voglia di autentico e di fatto bene; queste patate proposte in una semplice e tradizionale insalata, erano condite soltanto con olio buono e prezzemolo e provenivano da un terreno immerso nella natura della Valcuvia, ai piedi del Campo dei Fiori».

Buone e semplici proprio come gli alpini di Gemonio, che organizzano serate di beneficenza come quella per il campanile della chiesa. «Le patate avevano il sapore impareggiabile dell’autentico e della genuina semplicità di chi si impegna per il bene degli altri» conclude lo chef Ley.

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