Agusta Westland in Russia con l’AW189  Un volo che vale 160 gioielli in dieci anni
L’evento di presentazione della certificazione del gioiellino AW189 di Agusta Westland: 160 di questi elicotteri finiranno alla russa Rosneft

Agusta Westland in Russia con l’AW189

Un volo che vale 160 gioielli in dieci anni

Joint venture tra il colosso degli elicotteri del gruppo Finmeccanica e la società petrolifera Rosneft. I mezzi collegheranno le piattaforme petrolifere. Carini (Fim Cisl): «L’embargo? Nessuna forzatura»

SAMARATE - Agusta Westland a tutta Russia. La società di Finmeccanica con il cuore pulsante a Cascina Costa, centrale di assemblaggio a Vergiate e scuola di addestramento a Sesto Calende, valica il confine per una joint venture che porterà all’acquisizione, da qui al 2025, di 160 elicotteri AW189 destinati alla società petrolifera Rosneft.
Si tratta di un accordo di collaborazione industriale/commerciale con l’obiettivo di costruire in Russia gli elicotteri comunque prodotti in Italia, nella società di Finmeccanica.

La firma il 29 dicembre

Già il mese scorso, da queste colonne, si faceva riferimento alla stretta finale che si sarebbe potuta concludere per il gruppo petrolifero russo. Una trattativa seguita in prima persona dall’amministratore delegato di Finmeccanica Mauro Moretti e dall’amministratore delegato di AgustaWestland Daniele Romiti. Ora ci siamo.
In uno stabilimento vicino a Mosca si costruirà l’ultimo gioiello di casa AgustaWestland facente parte della cosiddetta famiglia (come l’AW139 e l’AW169).
Problemi con l’embargo decretato dall’Unione europea nei confronti della Russia? «Nessuna forzatura. Non c’è proprio nulla da dribblare», il commento di Paolo Carini, coordinatore nazionale Fim Cisl AgustaWestland. «Si tattra di elicotteri civili, ad uso off shore». E ancora: «Non penso che altri Paesi, come la Germania e la Francia, si sarebbero fatti problemi a collaborare o commercializzare con la Russia». La firma dell’accordo, datata 29 dicembre, porterà la Russia ad assemblare in casa l’ultimo nato di casa AgustaWestland da destinare al collegamento delle piattaforme petrolifere di Rosneft nell’Artico.

«Non si svende il know how»

Una macchina notevole con oltre 1.100 chilometri di autonomia e la possibilità di trasportare fino a 16 persone. Una buona notizia per l’azienda di Fimeccanica guidata dall’ingegner Daniele Romiti che ha, tra l’altro, già realizzato una società partecipata (la Helivert) con la Russian Helicopter per la produzione e l’assemblaggio di AW139, con tanto di trasferta di lavoratori in forze nello stabilimento di Vergiate per dare corso all’accordo.
Adesso la novità che porterà alla vendita di 160 elicotteri entro il 2025 entrando, di fatto, in un mercato non esattamente facile con un elicottero nuovo e numeri davvero importanti. «Si tratta di un risultato economico e finanziario assolutamente di rilievo», appunta il sindacalista.

Nessun rischio di svendita del know how italiano.

«Non esiste Paese che acquisti prodotti altamente tecnologici e non chieda compensazioni di carattere industriale», sostiene e rassicura Paolo Carini. «È un elemento presente da tempo, come già avvenuto in Turchia e negli Stati Uniti d’America ad esempio».
Intanto Carini guarda con interesse e speranze anche alla gara che si terrà entro la prossima estate in Polonia per la vendita di 70 elicotteri (in questo caso ad uso militare) con AgustaWestland entrata a far parte della short list. Nel frattempo, è del 23 dicembre la certificazione ISO14001:2014 per gli stabilimenti in Italia di AgustaWestland. Alle linea di assemblaggio di Vergiate che aveva ottenuto la certificazione alla fine del 2013 si sono aggiunti gli altri stabilimenti d’Italia, nove in tutto per quasi seimila dipendenti.
La certificazione stabilisce che negli stabilimenti sono soddisfatti i requisiti per un sistema di gestione finalizzato al controllo dell’impatto ambientale delle attività industriali.


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