Giovedì 11 Dicembre 2008

Risarcimento di 10 milioni di euro
per dare un futuro a Marta

GERENZANO Una sentenza storica, unica in Italia, che prepara il terreno alla causa civile. «Questa condanna penale – spiega Mauro Dalla Chiesa, legale della famiglia Angaroni – di chiamare l’ospedale di Saronno a rispondere degli incalcolabili danni subiti davanti a un tribunale civile». Sono passate 48 ore dalla condanna a due mesi di reclusione di Elesabetta Capra, psichiatra del nosocomio saronnese e medico curante di Ernesto Zaffaroni, l’uomo che nel settembre 2005 prese a martellate la 13enne Marta Angaroni, provocandole gravissimi danni permanenti, ma i clamori non si smorzano. Il dispositivo pronunciato dal gup Donatella Banci non ha infatti precedenti e apre uno spiraglio per tutti coloro che versano nelle condizioni degli Angaroni: un familiare ferito o ucciso da una persona incapace di intendere e di volere che si vedono negare da un clamoroso vuoto normativo la possibilità di avere giustizia individuando un colpevole. La sentenza Banci colma questo vuoto responsabilizzando i medici curanti di queste persone.

La causa civile si farà: Dalla Chiesa l’altro ieri ha presentato una richiesta di risarcimento superiore ai 10 milioni di euro. Oltre 9 milioni in favore di Marta, 760 mila euro in favore di Gianfranco Angaroni e Lina Mason, i genitori della ragazza, 416 mila euro in favore di Simone Angaroni, zio della ragazza. Gianfranco Angaroni ha sempre dichiarato di volere solo giustizia, per essere «in grado, oggi, di sostenere con il mio lavoro le spese delle cure che mia figlia necessita 24 ore su 24. Il punto è quando non ci saremo più noi».

La sentenza si basa sulla figura di garanzia costituita dal medico curante che deve analizzare l’intera patologia. Zaffaroni affetto da schizofrenia paranoide era violento e rifiutava le cure e questa sua violenza, con lui che dichiarava: «Io sto male, voglio che gli altri stiano male quanto me», era parte di una malattia. E il fatto è noto in medicina. Il gup ha trattato il caso come una negligenza: un apparato ineficente che possedeva i mezzi per prevenire l’accaduto ma si è mosso con inerzia. Se la Corte d’Appello, alla quale sia il pm (che ritiene responsabile anche il responsabile della struttura) che la difesa di Capra ricorreranno, confermerà la sentenza creerà un precedente concreto.

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