Da Bosto all’Uganda. La storia di Giorgio e Marta

Da Bosto all’Uganda. La storia di Giorgio e Marta

La coppia, due missionari laici francescani, ha dato vita al “Villaggio della gioia” con l’aiuto dei frati

Giorgio e Marta tornano per qualche tempo in Italia, mentre i loro progetti missionario e familiare si allargano.

Tre anni fa i giovani coniugi Scarpioni hanno fatto una scelta di vita importante decidendo, da missionari laici francescani, di lasciare Bosto per l’Uganda per dare vita, con l’aiuto dei frati, al progetto del “Villaggio della gioia”, il primo centro per bambini con disabilità gravi, destinato alla loro educazione, crescita e integrazione.

«Oggi il villaggio è una meraviglia – racconta Giorgio - un miracolo di Dio. Siamo partiti immaginando qualcosa di piccolo, nelle nostre potenzialità. Poi abbiamo scoperto che è un progetto di Dio». Il grande centro per bambini con disabilità mentale è «l’unico di 35 milioni di persone ed è pronto ad accogliere 60 o 70 bimbi. È quasi ultimato l’orfanotrofio che da marzo accoglierà almeno 20 bambini. Lo scorso anno è iniziata una scuola di mestieri che ha già 70 studenti e al centro di accoglienza sono arrivati 27 i volontari di tutte le età e da tutta Italia. In tanti si stanno già prenotando per l’anno nuovo. È nata una nuova vita missionaria pulsante».

La coppia è appena rientrata a Varese e rimarrà fino a marzo cogliendo l’occasione di incontrare amici e persone che vogliano conoscere la loro missione, come hanno fatto domenica scorsa nella parrocchia di san Michele di Bosto. «Dopo 3 anni ci meritiamo una vacanza e Marta è incinta. Volevamo partorisse in Italia per le nostre famiglie e perché il villaggio dista 110 km dall’ospedale più vicino e 550 km da quello di Kampala che è migliore».

A fine gennaio, quindi arriverà anche una bimba.«Vorremmo crescesse coi nostri stessi valori francescani; sapendo che l’occidente nel mondo non è la normalità, perché su 8 miliardi di persone almeno 5 o 6 soffrono. L’Europa e gli Stati Uniti sono un’eccezione, ma in India, in Cina, in Africa o Sud America ci sono persone molto più sfortunate di noi. Vorrei che mia figlia sapesse tutto ciò e che magari un giorno si mettesse al servizio come noi, alla ricerca della sua pienezza di vita nei poveri».

La vita “agiata” di Varese proprio non gli manca. «Io e Marta – spiega Giorgio - non sentiamo di rinunciare a nulla, ma di arricchirci. Proprio domenica sfioravo l’argomento. Si parla tanto di Lapo Elkann in questi giorni, ma c’era un altro con una vita dissoluta, Francesco, che poi è diventato santo. A un certo punto ha capito che non poteva essere felice se attorno a lui sapeva di persone infelici che morivano di lebbra e di fame. Ho visto morire 12 persone di fame due settimane fa. Gli abbiamo portato tantissime derrate alimentari, ma non sono bastate. È stata un’esperienza toccante e violenta. E ho proprio pensato “Come posso essere felice se vedo questa realtà? Domenica sera ho invitato i presenti a fare viaggio del cuore per renderci conto che la felicità non dipende dall’avere o dal potere».

Torneranno in Uganda «perché laggiù abbiamo trovato il senso e la pienezza della vita e la felicità stessa». Chi volesse conoscere e aiutare la loro causa può vedere il nuovo sito www.ewemama.org o la dinamica pagina Facebook “Giorgio e Marta in Africa”.

Il 5 per 1000 «sarebbe un bellissimo dono. È facile costruire in Africa più difficile mantenere. E poi si può venire a trovarci o rendersi disponibili per consegnare tante lettere sul progetto che vorremmo dare a chi è in cerca un senso più profondo per la vita, di una gioia per i più poveri».


© RIPRODUZIONE RISERVATA