«Non chiamiamola festa»
Angela Missoni, 57 anni, in una splendida immagine insieme a papà Ottavio e a mamma Rosita. «Nella mia famiglia - dice - la parità è sempre stato un valore inalienabile e mai messo in discussione»

«Non chiamiamola festa»

L’intervista - L’8 Marzo di Angela Missoni, una varesina nel mondo: «Il lavoro base della nostra autonomia»

Si fa presto a dire «8 marzo». Un mazzetto di mimose comprato magari dall’ambulante abusivo al semaforo, la pizza fuori con le amiche, la serata a tema per quelle che proprio ci credono fino allo stremo. Ma in fondo, cosa resta? Noi oggi in occasione della giornata dedicata alle donne, abbiamo voluto andare oltre. E cercare nuovi significati per questa ricorrenza nelle parole, nella sensibilità, nella professionalità di una grande varesina - «anzi, varesotta» come ci tiene a precisare sorridendo - cittadina del mondo: Angela Missoni.Cinquantasette anni, moglie, mamma, nonna, direttore artistico e stilista nell’azienda di famiglia. Fresca del grande successo della fashion week milanese, dove la collezione da lei disegnata è stata apprezzata come una delle più riuscite degli ultimi anni, Angela è una donna straordinariamente moderna: una donna con i minuti contati, una donna onesta nel definirsi «incredibilmente fortunata»ma che sa bene cosa sono la fatica e soprattutto le realtà ben peggiori delle nostre. Ed è subito lei a dire la prima grande verità sull’8 Marzo. «Non chiamiamolo “festa”, non ritengo proprio che lo sia - riflette Angela - consideriamolo piuttosto un momento per ritrovarci tra di noi ma soprattutto per ricordarci di quanto ancora dobbiamo lottare, lavorare e sudare per ottenere quello che abbiamo».

Signora Missoni, lei non dà l’idea di essere una donna che l’8 Marzo esce a gozzovigliare con le amiche...

Infatti per me, ma come penso per la stragrande maggioranza delle donne, è un giorno come tutti gli altri. Fatto di lavoro, casa e ”incastri”. Oltre tutto la nostra è un azienda con maestranze per il 90 per cento femminili, quindi oggi il nostro pensiero sarà quello di lavorare unite e nel rispetto l’una delle altre, ben conscie che un impiego è la prima base su cui costruire la nostra indipendenza e libertà.

Sfatiamo dunque il mito che lavorare tra donne è più difficile.

Sa cosa le dico, piuttosto? Che mi piacerebbe vedere più equilibrio nelle varie figure professionali. Solitamente invece le magliaie sono donne, le sarte sono donne, mentre i tecnici sono prevalentemente uomini....ecco, sarebbe bello vedere maggiore equiparazione. Lo sa che in India, per esempio, alle macchine da cucire e in stireria ci sono solo uomini?

Se lei potesse fare un regalo a tutte le donne, quale sarebbe?

Vede, una delle mie grandi fortune è quella di essere nata in una famiglia dove la parità tra i sessi è sempre stata un valore inalienabile. Mi rendo conto che per la maggioranza delle donne nel mondo non è così, e quindi il mio più grande desiderio, soprattutto in una giornata come quella di oggi, è che tutte le bambine che nascono su questo pianeta possano sapere di avere un futuro fatto di autonomia ed indipendenza. Chissà se ci arriveremo...

Ma lei, se potesse , rinascerebbe ancora donna?

Nascere donna è meraviglioso, ma ti relega in una posizione svantaggiata. Non possiamo tapparci gli occhi. Ho però speranza nelle nuove generazioni, vedo uomini che non vivono più come un oltraggio il fatto di aiutarci nella quotidianità. Lavoreremo sempre di più, faticheremo ancora il doppio, avremo sempre vite su cui gravano le preoccupazioni più disparate...ma siamo anche forti. Le più forti. E questo è un privilegio che nessuno potrà mai toglierci.


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