Morì nel cantiere di Pedemontana. Rinvio a giudizio per l’azienda
Il cantiere del tratto Gazzada-Lozza della A60, dove nel febbraio 2013 perse la vita l’operaio Costanzo Palmo

Morì nel cantiere di Pedemontana. Rinvio a giudizio per l’azienda

L’incidente - Ieri si è aperto il processo per omicidio colposo. Nel febbraio 2013 perse la vita Costanzo Palmo

LOZZA - Infortunio mortale nel cantiere di Pedemontana: ieri si è aperto il processo per omicidio colposo. Il pubblico ministero Sara Arduini, che ha coordinato le indagini, ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dei vertici della ditta presso la quale la vittima lavorava e del responsabile del cantiere e della sicurezza. A processo, in qualità di figura fisica, anche la ditta stessa presso la quale l’operaio deceduto era assunto.

L’incidente

L’infortunio era avvenuto nel febbraio 2013 la vittima è Costanzo Palmo, 55 anni originario di Crotone, colpito alla testa da un masso staccatosi dalla galleria in costruzione nel cantiere Pedemontana tra Lozza e Gazzada Schianno. Il pubblico ministero Arduini, aveva affidato anche una perizia sulla struttura della galleria. In particolare, l’incarico era stato affidato a un geologo e ad un ingegnere civile con la richiesta di far luce sul cosa abbia causato il distacco del masso fatale a Palmo e sull’eventuale incidenza dei metodi di scavo utilizzati sull’accaduto. Palmo lavorava per la ditta Europea92 che da circa un anno e mezzo si occupa della realizzazione della galleria ed era rappresentante sindacale Cgil oltre che operaio estremamente esperto avendo già lavorato alla realizzazione di altre grandi opere quali la tratta alta velocità Bologna-Firenze. Gli mancava un anno per la pensione.

Perizie e controperizie

Il processo potrebbe vertere su una vera e propria guerra di perizie. Secondo l’ipotesi accusatoria, infatti, il masso che ha ucciso Palmo si sarebbe staccato per il mancato utilizzo di una speciale “malta” fissante. Inizialmente la galleria di Pedemontana veniva scavata meccanicamente. In seguito, forse per accelerare i tempi di lavoro e non accumulare ulteriori ritardi, è stato utilizzato dell’esplosivo. Un utilizzo autorizzato e del tutto regolare. Secondo il perito d’accusa, però, questo metodo di escavazione prevede una stabilizzazione dello scavo con uno speciale materiale fissante. Su questo verterà il processo: gli imputati, infatti, hanno sempre dichiarato di aver fatto tutto seguendo perfettamente le regole. Le perizie sono molteplici e ovviamente conflittuali tra loro. Il 5 dicembre si torna in aula.


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