Tenta di ottenere un mutuo con una carta d’identità falsa a Luino, arrestato 55enne

L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, avrebbe cercato un finanziamento di 110 mila euro presentandosi con documenti contraffatti

Un tentativo di truffa bancaria è stato sventato a Luino, dove un uomo di 55 anni è stato arrestato dopo aver esibito una carta d’identità elettronica falsa per richiedere un mutuo ipotecario.

La scoperta in banca

L’uomo si era recato presso la filiale locale di BPER Banca per ottenere un mutuo di circa 110 mila euro destinato all’acquisto di una casa. A insospettire il direttore dell’istituto è stata una discrepanza tra la fotografia sul documento e il volto del richiedente.

Il documento presentato risultava intestato a un uomo residente in provincia di Salerno. Controlli successivi presso l’anagrafe del Comune di Varese hanno confermato incongruenze tra numero e data di rilascio della carta.

Verifica tecnica e identificazione

Gli investigatori hanno sottoposto la carta d’identità a controlli tecnici, tra cui esame sotto lampada ultravioletta, riscontrando che non reagiva ai raggi UV: conferma che il documento era falso. Le impronte digitali hanno permesso di identificare il richiedente: non si trattava del titolare indicato nel documento, Roberto C., ma di Massimiliano C., nato nel 1971, pluripregiudicato e senza fissa dimora, ospite di un parente a Gavirate.

Secondo quanto emerso, l’uomo era accompagnato da un intermediario che aveva fornito anche documentazione catastale dell’immobile per il quale veniva richiesto il mutuo, con l’obiettivo di ottenere il finanziamento utilizzando l’identità di un’altra persona.

L’arresto e l’interrogatorio

L’uomo è stato arrestato dagli agenti e, durante l’interrogatorio davanti al giudice del Tribunale di Varese, presieduto dal magistrato Alessandro Chionna, ha ammesso le proprie responsabilità: «Lo ammetto, ho fatto una cavolata», spiegando che la carta gli sarebbe stata consegnata dal fratello residente alle Canarie per aiutarlo a ottenere il mutuo nonostante la mancanza di un lavoro stabile. La versione non ha convinto pienamente il pubblico ministero, ma il giudice ha convalidato il fermo senza disporre ulteriori misure. L’indagato è stato rimesso in libertà in attesa del processo per direttissima, fissato per metà aprile.