VARESE – Sarà con ogni probabilità Matteo Luigi Bianchi a raccogliere il testimone lasciato alla Camera da Umberto Bossi. L’ex sindaco di Morazzone, 46 anni, primo dei non eletti nel collegio plurinominale Lombardia 2, è destinato a tornare a Montecitorio dopo l’esperienza nella scorsa legislatura.
Un passaggio formale, ma dal forte peso simbolico. Perché subentrare a Bossi non è un’operazione politica come le altre: significa misurarsi con una figura che ha segnato profondamente la storia della Lega e del territorio.
Bianchi stesso ne è consapevole. Nel lungo messaggio pubblicato sui social per ricordare il fondatore del Carroccio, il tono è quello di chi avverte tutto il carico di una eredità ingombrante: «Nessuno di noi potrà mai essere all’altezza di subentrare a Bossi», scrive, evocando un legame personale e politico costruito fin da giovanissimo, tra militanza, amministrazione locale e approdo nelle istituzioni.
Parole che raccontano non solo un percorso individuale, ma anche una generazione cresciuta politicamente all’ombra di Bossi. «Era il nostro condottiero», ricorda Bianchi, restituendo l’immagine di una leadership che, al di là delle stagioni politiche, ha saputo creare appartenenza e identità.
Dal punto di vista giuridico non emergono ostacoli: Bianchi non presenta incompatibilità tali da impedirgli l’ingresso alla Camera. Resta però un tema più sottile, di natura politica e di opportunità, legato ai ruoli che oggi ricopre e alle scelte che dovrà compiere nelle prossime settimane.
Non è un caso che, secondo indiscrezioni, nelle ultime ore ci sia stato anche un contatto con il ministro Giancarlo Giorgetti. Un segnale di attenzione ai livelli più alti, che conferma come il passaggio non sia solo tecnico ma anche politico, in un momento delicato per gli equilibri interni e per la gestione dell’eredità bossiana.
Subito dopo Bianchi, nella lista dei non eletti, figura Manuela Maffioli, assessore a Busto Arsizio. Ma al momento tutto lascia pensare che sarà l’ex sindaco di Morazzone a fare il suo ritorno a Roma.
Un ritorno che si carica inevitabilmente di significati: non solo la prosecuzione di un mandato parlamentare, ma anche il tentativo di dare continuità – in una fase completamente diversa – a una storia politica che, con la scomparsa di Bossi, entra definitivamente nella dimensione della memoria.













