Scossone senza precedenti nel calcio italiano: Gianluigi Buffon ha rassegnato le dimissioni da capo delegazione della Nazionale, spiegando di aver maturato la decisione subito dopo la sfida con la Bosnia, ma di aver accettato di attendere su richiesta della Federazione. Un passo indietro che arriva nelle stesse ore in cui Gabriele Gravina ha lasciato la presidenza della FIGC, aprendo ufficialmente una fase di transizione.
La crisi si è consumata al termine di un vertice tra tutte le componenti federali, convocato dopo l’ennesima delusione sportiva: la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale, la terza consecutiva. Un fallimento che ha accelerato le decisioni ai vertici e portato a una resa dei conti interna.
Nel frattempo, il presidente dell’Assocalciatori Umberto Calcagno ha invitato a trasformare la crisi in opportunità, sottolineando un problema strutturale: il poco spazio concesso ai giocatori italiani. Secondo Calcagno, servirebbero interventi normativi per incentivare l’utilizzo dei talenti nazionali e rilanciare il sistema.
Sulla stessa linea, ma con toni più amari, Renzo Ulivieri ha espresso solidarietà a Gravina, parlando di una difficoltà cronica che si trascina da anni: “Siamo in crisi da vent’anni”, ha dichiarato, evidenziando come le dimissioni siano solo l’ultimo capitolo di un problema più profondo.
Intanto si guarda già al futuro. Le elezioni per la nuova presidenza della FIGC sono state fissate per il 22 giugno e iniziano a circolare i primi nomi: tra questi Giovanni Malagò, ma anche Giancarlo Abete, Matteo Marani e Demetrio Albertini.
Il clima resta teso anche fuori dal campo: la sede federale di Roma è stata presidiata dalle forze dell’ordine per prevenire eventuali proteste dei tifosi, segno di un malcontento diffuso dopo il tracollo azzurro.
Si apre ora una fase delicata per il calcio italiano, chiamato non solo a cambiare i vertici, ma a ripensare profondamente il proprio modello.













