Screening cervicale, oltre 36mila donne coinvolte tra Varese e Como

Screening cervicale, oltre 36mila donne coinvolte  tra Varese e Como
Il primo Bilancio Sociale di ATS Insubria fotografa i risultati del programma di prevenzione del tumore della cervice uterina. Crescono adesioni e diagnosi precoci, ma restano criticità sui tempi degli approfondimenti diagnostici.

Più di 36mila donne hanno aderito nel 2024 al programma di screening per la prevenzione del tumore della cervice uterina nelle province di Varese e Como. È uno dei dati più significativi contenuti nel primo Bilancio Sociale dedicato allo screening cervicale realizzato da ATS Insubria, documento che analizza l’andamento del programma, i risultati raggiunti e le sfide ancora aperte nel campo della prevenzione oncologica femminile.

L’obiettivo dello screening è individuare precocemente lesioni e alterazioni causate dal Papilloma Virus umano (HPV), principale responsabile del tumore del collo dell’utero. Una diagnosi tempestiva consente infatti di intervenire nelle fasi iniziali della malattia, aumentando significativamente le possibilità di guarigione.

HPV e fattori di rischio

Secondo il report, l’infezione persistente da HPV rappresenta il principale fattore di rischio per lo sviluppo del tumore della cervice uterina. A incidere sulla probabilità di sviluppare la malattia concorrono anche elementi socioeconomici e comportamentali, come il difficile accesso ai percorsi di prevenzione, l’età precoce di inizio dell’attività sessuale e il numero di partner.

Nel territorio di ATS Insubria vivono circa 386mila donne tra i 25 e i 64 anni, fascia d’età interessata dal programma di screening organizzato. Si tratta di oltre la metà della popolazione femminile residente nelle province di Varese e Como.

I dati del tumore nel territorio

I numeri confermano l’importanza della prevenzione. Ogni anno nell’area di ATS Insubria vengono diagnosticati mediamente 59 nuovi casi di tumore della cervice uterina, di cui circa 50 nella fascia d’età coinvolta nei controlli periodici.

Sul fronte della mortalità il territorio presenta dati più favorevoli rispetto alla media nazionale. Si registrano mediamente 13 decessi all’anno, con un tasso standardizzato di mortalità pari a 1,5 casi ogni 100mila donne, contro i 3 casi ogni 100mila rilevati a livello nazionale.

Anche la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi risulta leggermente superiore alla media italiana, attestandosi al 69,4%.

Al 30 giugno 2025 risultavano inoltre 524 donne ancora in vita dopo aver ricevuto una diagnosi di tumore della cervice uterina tra il 2003 e il 2019.

Screening in Lombardia: quasi 668mila inviti

Nel corso del 2024 la Regione Lombardia ha invitato a partecipare al programma di screening 667.989 donne di età compresa tra 25 e 64 anni. Le adesioni sono state 287.868, con un tasso corretto di partecipazione pari al 44,7%.

Il dato evidenzia tuttavia una differenza significativa tra cittadine italiane e straniere: l’adesione raggiunge il 46,2% tra le prime e si ferma al 34,6% tra le seconde, confermando la necessità di rafforzare le strategie di inclusione e informazione.

Grazie allo screening sono state effettuate oltre 10mila colposcopie e individuati 48 tumori maligni, 20 tumori in situ, 1.346 lesioni intraepiteliali di alto grado e 1.789 lesioni di basso grado, intercettate prima di una possibile evoluzione verso forme invasive.

Un sistema che coinvolge consultori e ospedali

Il programma di prevenzione è strutturato su percorsi differenziati in base all’età.

Le donne tra i 25 e i 29 anni vengono invitate a eseguire il Pap Test ogni tre anni, mentre dai 30 ai 64 anni è previsto l’HPV Test ogni cinque anni. Per le donne vaccinate contro il virus prima dei 15 anni il percorso prevede direttamente l’HPV Test a partire dai 30 anni.

Nel territorio di ATS Insubria il programma coinvolge 20 consultori familiari e 8 unità operative di ginecologia distribuite tra Varese e Como. L’analisi dei campioni è affidata al Laboratorio di Anatomia Patologica dell’ASST Sette Laghi, centro unico di refertazione per l’intera area.

In caso di positività, le pazienti vengono indirizzate ai successivi approfondimenti diagnostici e agli eventuali trattamenti necessari.

Crescono adesioni e diagnosi precoci

Dall’avvio del programma, avvenuto nel 2022, la partecipazione è aumentata costantemente.

Le donne aderenti sono passate da 13.192 nel primo anno a 32.208 nel 2023, fino a raggiungere quota 36.675 nel 2024. Anche il tasso di adesione grezza è cresciuto dal 26,5% al 45%.

Nello stesso periodo è aumentato il numero delle colposcopie effettuate, passate da 153 nel 2022 a 1.312 nel 2024. Nel triennio sono stati individuati complessivamente 16 tumori maligni, 102 tumori in situ e centinaia di lesioni precancerose trattate tempestivamente.

La criticità dei tempi di attesa

Accanto ai risultati positivi emerge però una criticità legata ai tempi degli approfondimenti diagnostici.

Nel 2024 soltanto il 14,4% delle donne con test positivo ha effettuato la colposcopia entro 28 giorni dalla refertazione, contro il 54,9% registrato nel 2023. Un rallentamento che ATS Insubria collega all’incremento delle adesioni e al conseguente aumento delle richieste di prestazioni specialistiche.

Le sfide per il futuro

Per i prossimi anni ATS Insubria punta a incrementare ulteriormente la partecipazione delle donne ai programmi di prevenzione.

Tra gli obiettivi indicati figurano un maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale, l’introduzione di sistemi di promemoria personalizzati tramite SMS e telefonate, il potenziamento della comunicazione e una crescente digitalizzazione dei percorsi di prenotazione e presa in carico.

Per l’Agenzia, lo screening cervicale rappresenta non solo uno strumento sanitario fondamentale, ma anche un investimento sociale capace di ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure e migliorare la salute delle donne del territorio.

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