È morto all’età di 86 anni Francesco Guccini, tra i più grandi cantautori della musica italiana e una delle figure culturali più influenti del secondo Novecento. Le sue condizioni di salute, già precarie negli ultimi anni, si sono aggravate nella serata del 5 agosto.
Ad annunciarne la scomparsa è stata la famiglia con una nota: «Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata». È stata inoltre anticipata l’organizzazione di una cerimonia commemorativa nel mese di settembre, aperta a quanti vorranno rendergli omaggio.
Negli ultimi tempi Guccini aveva ridotto al minimo le apparizioni pubbliche. Nel 2025 era stato ricoverato in ospedale e aveva trascorso molti mesi lontano dalla vita pubblica, tornando solo recentemente in occasione della mostra a lui dedicata, Canterò soltanto il tempo, allestita ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia.
Una carriera che ha segnato la canzone d’autore
Nato a Modena il 14 giugno 1940 e cresciuto tra l’Emilia e l’Appennino tosco-emiliano, Guccini ha costruito una carriera unica, capace di unire musica, letteratura e impegno civile.
Autore di oltre trenta album, di cui diciassette in studio, ha firmato alcuni dei brani più importanti della canzone italiana: La locomotiva, Canzone per un’amica, Incontro, L’Avvelenata, Eskimo, Autogrill e Bisanzio, solo per citarne alcuni.
Prima ancora del successo personale, scrisse canzoni che vennero interpretate da artisti come Equipe 84, Nomadi, Caterina Caselli e Gigliola Cinquetti, contribuendo in modo decisivo alla crescita della canzone d’autore italiana.
Musicista, scrittore e uomo di cultura
Accanto all’attività musicale, Guccini è stato anche uno scrittore prolifico, pubblicando oltre venti libri tra romanzi, racconti e opere autobiografiche. Per molti anni ha insegnato lingua italiana al Dickinson College di Bologna e si è distinto come autore, attore e divulgatore.
La sua produzione artistica è sempre stata caratterizzata da una forte attenzione alla storia, alla memoria, alla politica e ai cambiamenti della società italiana, temi affrontati con uno stile narrativo inconfondibile.
Un’eredità destinata a rimanere
Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui cinque Targhe Tenco e, nel 2004, il titolo di Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Con la sua scomparsa l’Italia perde uno dei suoi più grandi narratori in musica: un artista che, attraverso parole, storie e melodie, ha saputo raccontare il Paese e accompagnare generazioni di ascoltatori, lasciando un’eredità destinata a rimanere nella storia della cultura italiana.













