Il 26 gennaio, a Rogoredo, periferia sud-est di Milano, Abderrahim Mansouri, 28 anni, è stato ucciso da un agente di polizia. Secondo la versione iniziale dei cinque poliziotti presenti, Mansouri li aveva minacciati con una pistola, e l’agente che ha sparato avrebbe agito per legittima difesa. La pistola, però, era finta e, secondo gli avvocati dei familiari, Mansouri non la teneva in mano al momento dello sparo.
Tre settimane dopo la morte, emergono indizi e testimonianze che mettono in dubbio la versione ufficiale. La procura di Milano ha indagato i poliziotti per omissione di soccorso e favoreggiamento nei confronti del collega che ha sparato, mentre l’agente 42enne è accusato di omicidio volontario. Giovedì mattina i cinque poliziotti sono stati interrogati in questura.
Le discrepanze ricostruite
L’agente che ha sparato aveva dichiarato di essere partito da Corvetto, a circa tre chilometri di distanza, dopo aver sentito alla radio della polizia che alcuni colleghi stavano arrestando uno spacciatore. Giunto in via Impastato, vicino alla stazione della metropolitana di San Donato, avrebbe riconosciuto Mansouri e detto di aver sparato perché l’uomo lo avrebbe minacciato. L’agente sostiene che Mansouri avanzasse verso di lui, nonostante l’invito a fermarsi, colpendolo sotto la tempia destra da circa venti metri di distanza.
L’autopsia, tuttavia, mostra che il volto di Mansouri era leggermente girato verso sinistra, contraddicendo la posizione dichiarata dall’agente. Gli avvocati dei familiari, Marco Romagnoli e Debora Piazza, sostengono che Mansouri stava fuggendo e che le testimonianze raccolte confermerebbero che non puntava alcuna pistola. Inoltre, non sono state trovate sue impronte sulla pistola finta rinvenuta vicino al corpo.
Dubbi sui soccorsi e sulla scena del crimine
Secondo la procura, tra lo sparo e la chiamata al 118 sono passati 23 minuti, nonostante l’agente avesse dichiarato che Mansouri era agonizzante subito dopo. Gli investigatori evidenziano anche discrepanze sul numero di persone presenti, poi confermate da testimoni esterni. Infine, uno dei poliziotti presenti si sarebbe allontanato per alcuni minuti dopo lo sparo, suscitando sospetti sul possibile alterare della scena del crimine.
Il caso resta al centro di un’inchiesta delicata, con gli investigatori che cercano di chiarire chi ha sparato, in quali circostanze e perché i soccorsi sono stati ritardati, in attesa di ricostruire con precisione la dinamica della tragedia.













