Oscar 2026, trionfa “Una battaglia dopo l’altra”

Il film di Paul Thomas Anderson conquista sei statuette e domina la notte degli Academy Awards.
Successo anche per “Sinners - I peccatori”, mentre la politica resta sullo sfondo della serata.

È stato “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson il grande protagonista della notte degli Academy Awards al Dolby Theatre di Los Angeles, conquistando sei statuette e imponendosi come il film più premiato della serata.

Nonostante il clima politico internazionale e le tensioni che attraversano gli Stati Uniti, la cerimonia è rimasta quasi interamente concentrata sul cinema. Tuttavia, proprio il film di Anderson — una commedia politica che racconta autoritarismo, controllo governativo e resistenza civile — ha portato sul palco temi che molti hanno letto come estremamente attuali.

Il trionfo del film di Anderson

“Una battaglia dopo l’altra” ha conquistato i premi più importanti: miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura non originale, adattata da un romanzo di Thomas Pynchon. Durante il discorso di ringraziamento, Anderson ha comunque lasciato emergere una riflessione dal tono politico:

«Ai miei figli chiedo scusa per il disordine che abbiamo seminato in questo mondo e che ora stiamo consegnando a loro. Spero che la loro generazione possa riportarci un po’ di buon senso e di decenza».

Nonostante fosse tra i favoriti, Leonardo DiCaprio è rimasto ancora una volta senza premio.

Quattro Oscar per “Sinners – I peccatori”

Il secondo grande protagonista della serata è stato “Sinners – I peccatori” di Ryan Coogler, che ha ottenuto quattro premi. Il film, ambientato nell’America rurale degli anni Trenta, affronta il tema del razzismo e dell’identità afroamericana.

Coogler ha vinto l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale, mentre Michael B. Jordan ha conquistato la statuetta come miglior attore grazie alla sua interpretazione nei panni dei gemelli Smoke e Stack. Si tratta di un riconoscimento storico: nessun attore aveva mai vinto interpretando due ruoli distinti nello stesso film.

Tra gli altri premi assegnati a “Una battaglia dopo l’altra” figurano anche quello per il casting — una categoria introdotta di recente — e quello per il montaggio.

Una cerimonia sobria e senza polemiche

A guidare la serata è stato il comico Brian O’Connor, che ha mantenuto un tono volutamente leggero e poco politico, in continuità con l’edizione precedente. Una scelta che ha contribuito a evitare polemiche in un momento particolarmente delicato per Hollywood.

L’unico gesto apertamente simbolico è arrivato dall’attore Javier Bardem, salito sul palco con due spille sul vestito con le scritte “Stop war” e “Free Palestine”. Per il resto, i premiati hanno evitato discorsi polemici, mantenendo la cerimonia all’interno dei confini dello spettacolo.

Premi e riconoscimenti storici

Tra le attrici, la statuetta per la migliore interpretazione femminile è andata all’irlandese Jessie Buckley per “Hamnet – Nel nome del figlio”.

Un momento storico è arrivato anche nella categoria della fotografia: Autumn Durald Arkapaw ha vinto per “Sinners”, diventando la prima donna nella storia dell’Academy a ottenere questo riconoscimento. Nel suo discorso ha invitato tutte le donne presenti in sala ad alzarsi in piedi, sottolineando: «Non sarei qui senza di voi».

L’omaggio alle stelle scomparse

La cerimonia ha riservato anche un momento particolarmente emozionante con il tradizionale segmento dedicato alle figure del cinema scomparse nell’ultimo anno. Sul grande schermo sono apparsi, tra gli altri, i volti di Robert Redford, Robert Duvall e Diane Keaton.

Nel lungo ricordo collettivo sono stati omaggiati anche Claudia Cardinale e Giorgio Armani, presentato come “l’uomo che ha vestito Hollywood”, in una passerella di immagini che ha ricordato il contributo di tanti protagonisti alla storia del cinema.