Non sono soltanto i grandi laghi lombardi a fare i conti con la siccità. Anche gli invasi idroelettrici di montagna stanno registrando livelli d’acqua tra i più bassi degli ultimi vent’anni, un dato che preoccupa Legambiente Lombardia e che apre nuovi interrogativi sulla gestione delle risorse idriche nei prossimi mesi.
Secondo l’associazione, se si esclude il Lago di Garda, circa il 70% dell’acqua ancora disponibile in Lombardia è oggi immagazzinato proprio nei bacini idroelettrici. Un dato che, però, rischia di essere interpretato in modo fuorviante: la percentuale appare elevata perché le altre riserve si sono drasticamente ridotte, mentre anche gli invasi montani presentano volumi ai minimi storici.
Lo scontro tra agricoltura ed energia
La situazione mette in evidenza una crescente competizione tra due settori fondamentali dell’economia regionale. Da una parte il comparto agricolo, che durante l’estate necessita di grandi quantità d’acqua per irrigare i campi; dall’altra il settore idroelettrico, chiamato a preservare le riserve per garantire la produzione energetica nei mesi successivi.
Secondo Legambiente, svuotare oggi gli invasi per soddisfare le esigenze irrigue significherebbe compromettere la capacità di accumulo in vista dell’inverno. Senza nuove precipitazioni significative o l’apporto del disgelo, i bacini rischiano infatti di arrivare alla stagione fredda con riserve insufficienti, aumentando la dipendenza della Lombardia dalle importazioni di energia elettrica e gas, con possibili ricadute economiche e geopolitiche.
L’ultima riserva è lo scioglimento dei ghiacciai
Paradossalmente, nelle settimane caratterizzate dalle temperature estreme, l’unico contributo positivo al bilancio idrico proviene dai bacini d’alta quota alimentati dalla fusione dei ghiacciai. Una risorsa che, sottolinea Legambiente, non rappresenta una soluzione ma il segnale di un fenomeno destinato a peggiorare, poiché i ghiacciai continuano a ridursi anno dopo anno.
«È l’ultimo avvertimento»
«La siccità dell’estate 2026 è l’ultimo avvertimento utile dal fronte della crisi climatica», afferma Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. Secondo l’associazione, gli scenari climatici indicano un progressivo aggravamento della situazione e rendono indispensabile accelerare le politiche di adattamento.
Tra le priorità indicate figurano la riduzione dei consumi energetici, l’incremento della produzione da fonti rinnovabili e una profonda riorganizzazione dei modelli agricoli e zootecnici, affinché siano più resilienti alle nuove condizioni climatiche.
Legambiente invita inoltre a riflettere sull’espansione di attività industriali ad alto consumo energetico, come i data center, e sull’intensificazione delle produzioni agricole, ritenute poco compatibili con uno scenario di crescente scarsità d’acqua.
«La doppia transizione, energetica e agroecologica, è diventata una sfida esistenziale per la Lombardia», conclude l’associazione. «Non c’è più tempo da perdere».













