Finge di essere un manager per alloggiare gratis negli hotel di lusso: 13ª condanna per un 48enne

L’uomo, residente a Seregno, avrebbe truffato decine di strutture ricettive in tutta Italia usando false identità

Una lunga scia di truffe negli hotel di lusso di tutta Italia e una lista di precedenti giudiziari sempre più pesante. Protagonista della vicenda è Alfonso Patrizio Russo, 48enne di origini campane residente a Seregno, che negli anni si sarebbe presentato nelle strutture alberghiere sotto falsa identità, fingendosi di volta in volta un importante manager nel settore della moda o della comunicazione.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo utilizzava documenti falsi e un atteggiamento convincente per ottenere camere in hotel di alto livello. Nell’episodio più recente avrebbe dichiarato di essere un dirigente di Amazon Italia Logistica, promettendo di saldare il conto prima di sparire senza pagare.

La tredicesima condanna

Nel corso degli anni Russo ha accumulato circa sessanta denunce e tredici condanne. L’ultima è arrivata martedì 10 marzo, quando un giudice lo ha condannato a due mesi di reclusione per insolvenza fraudolenta. Oltre alla pena dovrà versare 4 mila euro di risarcimento alla parte civile e 3 mila euro di spese legali.

La difesa d’ufficio, affidata all’avvocata Claudia Salvador, ha cercato di contestare l’impianto accusatorio sostenendo che non fosse dimostrata l’esistenza di un piano premeditato. Il giudice ha però ritenuto fondate le accuse, pur decidendo di escludere la recidiva, nonostante i numerosi procedimenti aperti in varie procure italiane.

Il “cliente fantasma” degli hotel di lusso

Negli anni il 48enne è diventato un volto noto per molte strutture ricettive. Alcune delle sue vicende sono state raccontate anche in servizi televisivi della Rai, davanti alle cui telecamere l’uomo aveva sostenuto di non essere «un furbo», affermando di aver sempre agito «in buona fede».

Secondo le ricostruzioni, una volta ottenuta la stanza in hotel – spesso in strutture a cinque stelle – Russo approfittava di tutti i servizi disponibili: consumazioni al minibar, accesso alla spa e altri comfort, accumulando conti anche molto elevati prima di lasciare la struttura senza pagare.

Tra i casi più noti, nel 2022 in Alto Adige aveva lasciato un conto insoluto di 1.850 euro, mentre in Trentino aveva accumulato quasi 3.000 euro per una suite in un hotel di lusso della Val di Fassa, oltre ad altri 300 euro di extra.

In quell’occasione aveva prenotato nel pieno della stagione turistica estiva, presentandosi come un manager di alto livello. Con modi affabili e grande sicurezza era riuscito a convincere il personale della struttura, prima di sparire senza lasciare traccia, seguendo un copione che negli anni si sarebbe ripetuto in molte città italiane.