Ci sono persone che appartengono a un paese proprio come gli alberi più forti appartengono alla montagna. Michele Clivio era una di queste. A Orino rappresentava un punto di riferimento, un uomo capace di portare entusiasmo, energia e passione in ogni progetto. Una presenza familiare, legata profondamente alla comunità e ai boschi che circondano il paese. Domenica, durante un’uscita in bicicletta, il suo cammino si è interrotto proprio tra quei sentieri che tanto amava.
Una vita tra Londra, gli Stati Uniti e il ritorno a Orino
La storia di Michele era quella di un uomo curioso, abituato a guardare lontano senza mai dimenticare da dove veniva. Dopo gli studi in Economia all’Università dell’Insubria di Varese, aveva iniziato a viaggiare e a costruire il proprio percorso professionale all’estero.
A Londra aveva incontrato la donna che sarebbe diventata sua moglie. Insieme avevano formato una famiglia, con due figli ancora giovani, oggi impegnati negli studi fuori dall’Italia.
La sua vita professionale lo aveva portato anche negli Stati Uniti, dove aveva lavorato prima nel settore bancario e successivamente come piccolo imprenditore. Esperienze lontane, che però non avevano mai cancellato il legame con le proprie origini.
Negli ultimi tempi, anzi, Michele aveva scelto di tornare a investire proprio a Orino, il paese a cui era rimasto profondamente legato.
Il sogno della foresteria, tra storia e ospitalità
Da alcuni mesi aveva dato vita a un nuovo progetto: una struttura ricettiva con formula di Foresteria lombarda, nata dopo un lungo lavoro di recupero e ristrutturazione che aveva seguito personalmente.
Non voleva semplicemente offrire camere a chi sceglieva la Valcuvia per una vacanza. Il suo progetto aveva un’anima più profonda: permettere agli ospiti di conoscere il paese, le sue tradizioni e la sua storia, entrando nelle corti antiche del borgo e scoprendo come si viveva un tempo, quando il fieno veniva raccolto e conservato per affrontare l’inverno.
L’esperienza comprendeva anche la possibilità di avvicinarsi alla cucina italiana e ai piatti della tradizione locale. Un modo per raccontare il territorio attraverso l’accoglienza e la quotidianità.
Michele credeva molto in questa nuova avventura. Mostrava con orgoglio il risultato del proprio lavoro e aveva già iniziato a raccogliere l’apprezzamento di ospiti arrivati anche da diversi Paesi europei. Gli amici di sempre non avevano mai dubitato della sua capacità di reinventarsi, di dare concretezza alle idee e di portare avanti i progetti con determinazione.
E poi c’era quel sorriso, con cui era solito salutare le persone incontrate per strada.
L’amore per i boschi, i sentieri e lo sport
Il suo legame con Orino passava anche attraverso le passioni condivise da chi vive in un piccolo paese di montagna. Michele amava i boschi e partecipava come volontario alle attività delle squadre impegnate nella pulizia e nella manutenzione del territorio.
Conosceva i sentieri, li frequentava e li viveva. La montagna era parte della sua quotidianità, così come lo sport, praticato in diverse discipline. Non era raro incontrarlo durante una delle sue uscite, sempre in movimento e alla ricerca di nuovi percorsi.
Domenica era in bicicletta, lungo il sentiero 10 che conduce al Campo sportivo, sopra Cocquio Trevisago. È lì che ha accusato il malore che ha interrotto la sua ultima escursione.
Una comunità che non vuole dimenticarlo
Oggi Orino piange un uomo che aveva scelto di tornare alle proprie radici e che, proprio lì, aveva ricominciato a costruire il futuro. Restano i progetti realizzati, le amicizie, il lavoro condiviso nei boschi e il ricordo di una persona che aveva saputo trasformare il proprio ritorno in una nuova occasione di vita.
Come i grandi faggi che si aggrappano alle rocce sotto il Forte di Orino, Michele aveva radici profonde in questa terra. E mentre il bosco cambia colore con l’autunno, il paese si stringe nel dolore per la sua scomparsa, ricordando quel sorriso che per tanti era diventato parte del paesaggio quotidiano.













