Prende ufficialmente il via in Italia il percorso per valutare l’introduzione dell’ora legale permanente. La X Commissione della Camera (Attività produttive, Commercio e Turismo) ha approvato l’avvio di un’indagine conoscitiva per analizzare in modo approfondito gli effetti della possibile abolizione del cambio semestrale dell’ora.
L’iniziativa nasce su impulso della Società italiana di medicina ambientale, di Consumerismo No profit e del deputato Andrea Barabotti, che aveva presentato la proposta lo scorso novembre. L’obiettivo è raccogliere dati e valutazioni oggettive su benefici e criticità della misura, coinvolgendo enti di ricerca e organismi economici.
Un dibattito europeo ancora aperto
Il tema dell’abolizione del cambio d’ora non è nuovo. Già nel 2018 la Commissione europea aveva promosso una consultazione pubblica che coinvolse 4,6 milioni di cittadini europei: l’84% si espresse a favore della fine del sistema attuale.
Nel 2019 il Parlamento europeo approvò una proposta per lasciare ai singoli Stati la scelta tra ora solare e ora legale permanente, ma il processo si è poi arenato, complice la pandemia e le divisioni tra i Paesi membri. Il nodo resta il coordinamento: decisioni autonome rischierebbero di creare un mosaico disomogeneo di fusi orari in Europa.
I possibili vantaggi: energia e ambiente
Secondo i dati di Terna, tra il 2004 e il 2025 l’ora legale ha permesso all’Italia di risparmiare oltre 12 miliardi di kWh di energia elettrica, con un beneficio economico per i cittadini stimato in circa 2,3 miliardi di euro.
Sul fronte ambientale, la SIMA evidenzia una riduzione annua delle emissioni di CO₂ compresa tra 160mila e 200mila tonnellate, un impatto paragonabile alla piantumazione di milioni di alberi.
Cosa valuterà l’indagine
L’indagine parlamentare si concentrerà sul confronto tra due scenari: mantenere il sistema attuale con il cambio stagionale oppure adottare l’ora legale per tutto l’anno. Tra i punti chiave figurano:
- gli effetti socio-economici sulla popolazione
- l’impatto sul sistema produttivo
- le ricadute energetiche e ambientali
- l’eventuale avvio di una fase sperimentale
Come sottolineato nel documento approvato, la decisione finale dovrà basarsi su una visione complessiva che tenga conto sia della sostenibilità energetica sia della competitività economica del Paese.
I prossimi passi
Nei prossimi mesi partiranno le audizioni: saranno coinvolti rappresentanti istituzionali, autorità indipendenti, organismi europei e internazionali, associazioni di categoria e consumatori, oltre al mondo accademico. L’indagine dovrà concludersi entro il 30 giugno.
Sul piano europeo, però, il dossier resta ancora fermo. E senza un accordo condiviso tra gli Stati membri, ogni scelta nazionale dovrà necessariamente fare i conti con l’equilibrio dei fusi orari nel continente.













